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venerdì 20 novembre 2015

Intervista a Bashar al Assad sugli attentati di Parigi.



D. Che cosa pensa di quanto è successo a Parigi Venerdì? 
R. Per prima cosa offriamo le nostre condoglianze alle famiglie francesi che ieri hanno perso dei cari. Noi siamo quelli più vicini a questa situazione che possano capire quanto è successo ieri in Francia, perchè stiamo soffrendo per questo tipo di terrorismo da almeno cinque anni.
Quello che è accaduto ieri in Francia non può essere separato da ciò che è successo a Beirut, due giorni fa, perchè questo è il terrorismo. Ecco perchè non dovete considerare il terrorismo diverso a secondo delle zone in cui opera. Non dovete guardare soltanto alla Siria, allo Yemen, alla Libia, alla Francia...attualmente è un'unica arena in tutto il mondo.

D. I servizi di intelligence siriana sanno se gli individui che hanno compiuto questo gesto venivano dalla Siria o erano in contatto con qualche gruppo in Siria?
R. No, non abbiamo nessuna informazione su quanto accaduto, ma qui non si tratta di sapere i nomi, chi è stato e chi no. Avevamo messo in guardia tre anni fa su quello che poteva succedere in Europa ed avevamo detto di non intromettersi nella situazione siriana. Diventerà un terremoto che si sentirà in tutto il mondo e, sfortunatamente, le autorità europee non hanno ascoltato quello che dicevamo. Pensavano fossero delle minacce e non hanno imparato nulla dai fatti dell'inizio dell'anno, da Charlie Hebdo.
Fare dichiarazioni contro il terrorismo non significa nulla, il terrorismo dovete andare a combatterlo, dovete seguire una politica giusta e corretta. 

D. La Siria è pronta a combattere insieme alla Francia contro il terrorismo e ad aiutare l'Intelligence francese se lo dovessero richiedere?
R. Non lo devono chiedere, devono solo essere seri, allora saremo pronti a combattere il terrorismo insieme a loro. Siamo pronti a combattere il terrorismo insieme a chiunque voglia farlo seriamente e il governo francese attualmente non è serio. 

D. Ha un messaggio per il presidente francese Hollande?
R. Che lavori per la sicurezza e gli interessi del suo popolo, e c'è una domanda che ogni francese dovrebbe porsi: La politica francese, negli ultimi cinque anni, ha fatto qualcosa di buono per i francesi? Sembra di no. Allora la prima cosa che gli chiedo è di lavorare per gli interessi dei francesi, e se vuole farlo deve cambiare la sua politica. 

D. Quali sono le condizioni perchè il governo siriano ed il governo francese lavorino insieme, o che i servizi siriani lavorino con quelli francesi?
R. Non si può parlare di cooperazione di intelligence senza una cooperazione politica. Non si può parlare di cooperazione di intelligence per combattere il terrorismo quando allo stesso tempo la vostra politica, la politica del vostro stesso governo, va nella direzione di sostenere il terrorismo. Questo è quello che intendo per "essere seri".  


mercoledì 28 ottobre 2015

"Se la rissa è inevitabile, colpisci per primo" (Vladimir Putin)




"Già 50 anni fa, le strade di Leningrado mi avevano insegnato una regola: 'Se la rissa è inevitabile, colpisci per primo'. E la minaccia di attentati terroristici in Russia a causa delle nostre azioni in Siria, vi assicuro, non è né aumentata né diminuita. C'era e c'è ancora, purtroppo. Ecco, noi non avevamo intrapreso alcuna azione in Siria, e quindi che cosa ha portato i terroristi a fare l'attentato a Volgograd, alla stazione ferroviaria? Niente. Semplicemente, questi hanno una mentalità, un rapporto con la vita delle persone di tipo misantropico. E' una lotta contro la Russia a priori. Per questo per noi è meglio combatterli là, come ho già detto, che aspettare che arrivino qua. 

(Vladimir Putin, 22 ottobre 2015, Forum Valdai)



Fonte: https://www.facebook.com/VladimirPutinItalianFanClub1/videos/vb.678177775627924/804265639685803/?type=2&theater

venerdì 16 ottobre 2015

Come fabbricare...profughi!

ELENCO DEI PAESI DESTABILIZZATI DAI QUALI  FUGGONO PERSONE DISPERATE, SPESSO PER MORIRE FRA LE SABBIE DEL SAHARA O LE ONDE DEL MEDITERRANEO

Naufragare a Lampedusa, storia già scritta

SIRIA: 1916 – in corso d’opera
96 anni di massacri che si sono succeduti senza che alcun ente abbia posto termine. Gli interessi giacciono nel controllo di quella parte del medioriente che in base all’accordo Sykes-Picot dovrebbero andare ai francesi ed inglesi, ma il costituito governo fantoccio, uscito dalla disfatta dell’Impero Turco, avrebbe promesso alle due nazioni di coltivare i loro interessi in quella terra. Gli interessi di quegli anni vengono successivamente adattati alle conseguenti alleanze con il Regno Saudita dell’Inghilterra e degli Usa e di tutte quelle nazioni uscite vincitrici dalla seconda guerra mondiale. L’Italia invece perdente accetta di essere il supporto logistico e spionistico delle superpotenze. Effetti: migrazioni massiccie in Turchia, Giordania, Iraq ed Italia.

LIBIA: 17 Febbraio 2011
Inizia la Guerra di Libia e a Bengasi prendono parte alle manifestazioni gli anti-Gheddafi libici e di li a poco le potenze di Francia, Inghilterra, Usa e Italia portano il democratico aiuto al popolo martoriato dalla dittatura sanguinaria e repressiva del Colonello Gheddafi e di tutto il gruppo di comando da lui instaurato. Nell’ottobre del 2011 viene giustiziato democraticamente il colonello Gheddafi permettendo l’instaurazione della democrazia e della libertà per tutto il popolo libico. Attori: Usa, Israele, Francia, Inghilterra, Italia, Germania, Svezia, Olanda.Effetti: libertà delle bande armate di assaltare, massacrare, stuprare, assassinare ogni persona che non sia inquadrata o che abbia il colore della pelle diverso, emigrazione di popolazioni.

TUNISIA: 2010 – 2011
Prende avvio la rivoluzione dei gelsomini (i nomi esotici, romantici per giustificare qualsiasi efferatezza) per disarcionare Zine El-Abidine Ben Ali, despota padrone assoluto, sanguinario.Attori: Usa, Israele, Francia, Inghilterra, Italia.Effetti: centnaia di morti in loco, emigrazioni dalle coste tunisine verso quelle italiane.

SOMALIA: 21 Gennaio 1991 – in corso d’opera
Inizia la guerra di Somalia contro il governo repressivo di Siad Barre e con l’aiuto dell’ONU, degli Usa e dell’Italia si poterà alla stabilizzazione della regione. Le stesse aziende americane (Conoco, Amoco, Chevron e Phiips) saranno il perno principale per la democratizzazione della Somalia. Nel 2007 gli Usa, gli esportatori della democrazia, compiono l’azione meritoria di pregio e onore per invadere una parte del paese ancora riluttante al processo iniziato.Attori: Usa, Israele, Italia, Francia, InghilterraEffetti: migrazioni, carestie, devastazioni sociale, massacri senza fine, omicidi, squartamenti.

ETIOPIA ERITREA: 6 Maggio 1988 – in corso d’opera
Scoppia la guerra tra Etiopia ed Eritrea, decine di migliaia di morti tra le due parti e migliai di rifugiati che scappano da ambo le parti. La comunità internazionale assiste indifferente alla tagedia aggravata anche dalla siccità che ne aumenterà le vittime. Attori: Usa, Israele, Francia, Inghilterra, Cina, Russia Effetti: migrazioni, carestie, devastazioni sociali, massacri senza fine, omicidi, squartamenti.

YEMEN: 27 Gennaio 2011 – in corso d’opera
Scoppia la guerra nello Yemen tuttora in corso che vede affiliati di Al-Qaeda appoggiati dagli Usa, Gran Bretagna Israele contro le fazioni filo iraniane del Nord. Il motivo è sempre lo stesso: la democrazia!

NIGER: 1922 – in corso d’opera
Inizia la lunga guerra del Niger per il controllo delle risorse petrolifere e minerarie di questo paese che vede gli attori principali della destabilizzazione Usa, Francia, Olanda, Inghilterra, Russia, Cina ed Israele. Il motivo ufficiale è sempre lo stesso: manca la democrazia ed è necessario, per il benessere delle popolazioni instaurarla, volenti o no! Milioni di profughi si spostano da una parte all’altra del continente africano migrando lì dove la situazione sociale appare “più stabile”, percorrendo anche migliaia di chilometri fino alle sponde del Mediterraneo. La guerra è tuttora in corso.

CIAD: 1986 – in corso d’opera
Guerra del Ciad. Vede impegnati l’allora colonello Gheddafi a sostegno del Governo Transitorio di Unità Nazionale che si opponeva alla riunificazione dello stato. Guerra terminata, ma riaperta con la Guerra di Libia (vedi sopra).

MALI: 1962 – in corso d’opera
Una guerra senza fine per il controllo delle risorse di questa parte del deserto del Sahara.Gli attori principali: Usa, Francia, Inghilterra, Israele, Italia.Motivo: instaurare la democrazia al fine di sfruttare le risorse e la posizione geostrategica della regione.Effetti: migrazioni, carestie, massacri perpetrati dalle fazioni in causa.

MAURITANIA: 1989 – in corso d’opera
Altra scenario di guerra per il controllo delle risorse petrolifere e minerarie.Attori: Francia, Usa, Inghilterra, Cina, Russia e Italia che offre supporto logistico.Effetti: migrazioni, massacri perpetrati dalle truppe islamiste sostenute dai paesi occidentali

SUDAN: 2003 – in corso d’opera
Scenario di guerra e terrorismo finalizzato sempre per lo stesso scopo: petrolio, controllo geostrategico.Attori: Usa, Israele, Inghilterra, Italia, Francia, Iran, Turchia.Effetti: migrazioni, massacri carestie
L’elenco potrebbe continuare con molti altri paesi africani, del medioriente e dell’oriente e la spinta che anima quelle persone ad abbandonare i loro paesi natali è sempre la stessa: carestie, sovrappopolazione, guerre, rivolte sociali, criminalità diffusa e permessa dai governi locali.

dal Blog 4realinf’s - articolo scritto nel 2013

venerdì 9 ottobre 2015

Situazione attuale in Medioriente (con sottotitoli per gli anti Assad) di Silvia Franceschini



Assad ha chiesto aiuto a Putin per attaccare l'ISIS (creatura USrAele).
Putin ha risposto positivamente alla richiesta di aiuto di Assad, attaccando l'ISIS e, visto che ci si trova, ne approfitta per sganciare qualche bombetta sulla testa dei mercenari e jihadisti islamici, detti ratti, che hanno portato distruzione e terrore in Siria, (facendo credere a tutto il mondo che sia stato il popolo siriano ad insorgere contro il presidente Assad, da loro stessi votato!)
La Cina si è offerta volontaria come sostegno alla Russia.
Renzi, per sentirsi importante e potente, e per scodinzolare ai piedi di Obama, attacca l'Iraq, ma resta ben lontano dalla Siria..sa' com'è, lì c'è Putin!
La Francia e Israele inviano raid in Siria contro Assad...a breve seguiranno quelli dell'Inghilterra. (Hanno finanziato ed armato i "ribelli" siriani)
Obama prova ad inviare cacciabombardieri in Siria, perchè, a suo dire, Putin starebbe bombardando i "civili siriani" (che in realtà sarebbero i suoi mercenari), ma Putin rispedisce gli aerei al mittente.
Quale sarà il finale? Di sicuro non lo stesso della Libia.


Silvia Franceschini

venerdì 25 settembre 2015

E' questa la vera rivoluzione popolare siriana contro Assad? di Waraqa Bn




http://video.repubblica.it/mondo/siria-le-lacrime-del-ragazzo-kamikaze-terrorizzato-dalla-sua-missione/212573/211747?ref=HREC1-6


Guardate bene. Questa è la rivoluzione popolare siriana contro la dittatura di Bashar Al-Assad. Questa è la gloriosa rivoluzione "moderata" (non l'ISIS), quella dell'opposizione che si batte per una Siria libera dalla dittatura e dal terrore, quella appoggiata da tutti i nostri migliori pensatori e intellettuali progressisti e illuminati di sinistra.
Bestie dell'Uzbekistan mettono un loro giovane uzbeko, di sì e no 20 anni, su un carroarmato-bomba ripieno di esplosivo, per sfondare le linee di difesa della città "apostata" di Al-Fu'a, rea di essere abitata da Zoroastriani Eretici Persiani, come dicono loro, ovvero da semplici Siriani Sciiti. E solo per quello, non perchè fedeli al regime o altro. Sacrificano un loro giovane uzbeko, con la promessa di 40 vergini del paradiso, facendolo saltare con tutto il carroarmato, per avere una opportunità di sterminare 20mila abitanti siriani sciiti, razziare, stuprare e schiavizzarne le mogli, le figlie e le madri, e liberare la Siria dall'"impurità" di questa razza di Persiani Zoroastriani Safavidi che occupa la loro Siria sunnita.
TUTTI i sostenitori "moderati" della rivoluzione siriana approvano la guerra di sterminio etnico promossa da Jaysh Al-Fath, rappresentato da queste bestie uzbeke insieme a decine di migliaia di altre bestie simili di decine di altre nazionalità, contro i villagi di Al-Fu'a e Kafraya, assediati da 2 anni e mezzo. 40 mila uomini, donne e bambini rischiano lo sterminio, la schiavitù e lo stupro rituale perpetuo di gruppo, per la "libertà" e "democrazia" della Siria. No, non è umano. E' bestiale. Qualunque sostenitore dell'"opposizione" siriana abbia un minimo, un briciolo di senso dell'umanità, di cosa voglia dire essere umano, non può continuare a sostenere tali bestialità. Chiunque mi viene ancora a dire "a morte Bashar", "viva la rivoluzione", mi dovrà rendere conto della vita sprecata di quel ragazzo, e poi potrò, forse, anche ascoltarlo. 




Waraqa Bn (Facebook)

sabato 19 settembre 2015

Razzi? Si, ma dall'ISIS - di Silvia Franceschini

 

E di nuovo piovono razzi da Israele sulla striscia di Gaza. Ovviamente in risposta, a dire degli israeliani, ai petardi lanciati dalle milizie di Hamas. Almeno questa è la versione che Israele ci propina da decenni. La realtà, come sappiamo è ben diversa..a Gaza, da un paio d'anni a questa parte (ossia da quando ha avuto inizio la crociata contro musulmani e cristiani nel Medioriente) sono presenti circa duecento uomini-bestia dell'ISIS. Questi "soldati" però, a differenza dei tagliagole in Iraq ed in Siria, sono molto più moderati e civilizzati. Il motivo? La loro mansione per la quale sono stati "assunti", con spese di trasferta comprese, è lanciare razzi nei campi vuoti a sud di Israele, in modo tale che Israele possa arrogarsi il diritto di difendersi, sganciando bombe mirate verso i campi di addestramento di Hamas. 
Ed il gioco è fatto.

Silvia Franceschini

martedì 26 maggio 2015

"I terroristi sono già tra noi" di Filippo Bovo

Hanno beccato un tunisino che era tra i pianificatori dell'attentato al Museo del Bardo e che è giunto in Italia coi barconi. Si alimenta così la paura da lungo tempo coltivata secondo cui i terroristi di al Qaeda e dell'ISIS giungeranno in Europa coi barconi, mescolati tra i migranti. Ma la realtà è diversa: i terroristi sono già tra noi. Come già ebbi modo di scrivere nel mio libro sull'ISIS, in Europa c'è un largo strato di malcontento (formato non soltanto dai figli degli immigrati o dagli immigrati di seconda generazione che dir si voglia, e che ancora non si sentono ben integrati o accettati all'interno della nostra società, ma anche da europei "purosangue" che non si riconoscono più nel loro paese e nella loro cultura d'origine e che pertanto vanno a cercarsi una nuova patria d'adozione ed elezione proprio nel Califfato) da cui il terrorismo può pescare a piene mani. Pensate per esempio a quanti europei sono andati a fare i jihadisti in Siria: non erano mica tutti di origine araba od africana. Questa situazione è figlia del fallimento di tutte le politiche sociali e culturali sin qui adottate, e perciò sarebbe bene che i nostri governanti si facessero un serio esame di coscienza.

Filippo Bovo

venerdì 22 maggio 2015

La cecità dell’Unione Europea di fronte alla strategia militare degli Stati Uniti - di Thierry Meyssan (su Rete Voltaire)



"...Le migrazioni nel Mediterraneo, che per il momento sono soltanto un problema umanitario (200.000 persone nel 2014), continueranno a crescere fino a divenire un grave problema economico. Le recenti decisioni della UE di andare ad affondare i barconi dei trafficanti in Libia non serviranno a bloccare le migrazioni, ma a giustificare nuove operazioni militari per mantenere il caos in Libia (e non per risolverlo).
Tutto ciò provocherà disordini importanti nell’Unione Europea che pare oggi un’oasi di pace. Per la classe dirigente di Washington non si tratta di distruggere questo mercato che continua a restarle indispensabile, ma di assicurarsi che non si ponga mai in competizione con essa, e di limitare il suo sviluppo..." 

 Thierry Meyssan


 Rete Voltaire: http://www.voltairenet.org/article187426.html

martedì 7 aprile 2015

E' questa la vera Resistenza? di Silvia Franceschini


Pur essendo antifascista convinta, mi rivolgo ai compagni..
La tragedia che sta colpendo i profughi palestinesi a Yarmouk, in Siria, mi addolora, ed al contempo provo profonda rabbia verso tutti coloro che si ostinano a non vedere e a non capire, che continuano la loro agguerrita e caparbia propaganda contro il regime di Assad. Non è bastata nemmeno l'irruzione dell'ISIS in questi campi profughi a farli destare. Sono comunisti loro, e tali devono restare, fedeli nelle loro lotte antifasciste, fedeli nei loro ideali antimperialisti, anticlericali, antidittatura, anti...e non vanno oltre, non vogliono andare oltre. Per loro la dittatura va eliminata in ogni dove..per loro la dittatura è fascismo ed i fascisti vanno fermati. Loro non si chiedono come mai l'ISIS attacca sempre e solo musulmani, palestinesi e siriani mentre Israele non viene minacciato. Sono talmente accecati dall'ideologia comunista che sono disposti ad accettare, magari inconsapevolmente, l'invio di mercenari, di jihadisti islamici, nonchè dell'ISIS da parte della NATO, di Israele, degli USA, del Qatar, della Francia, dell'Italia stessa..purchè abbattano il feroce Assad. A favore, quindi, di un intervento NATO-USA-Israele, ma antifascisti fino alla morte. E intanto migliaia di civili palestinesi e siriani continuano a morire. E' questa la vera Resistenza?!
 
Silvia Franceschini


martedì 31 marzo 2015

"Per diventare foreign fighter contro l'Is bastano Facebook e mille euro". di Antonio Iovane / Radio Capital

ROMA - “Sei benvenuto tra noi”, mi scrivono le forze curde in Siria prima di spiegarmi la procedura per diventare un foreign fighter in quello che sarà un breve dialogo preliminare colorato dalla propaganda. Mettersi in contatto con le Ypg - le Unità di protezione del popolo - non è stato difficile, è bastata qualche ricerca e un po’ di Facebook, perché è anche dai social network che si combatte la guerra, oggi.

Le Ypg sono nate in Siria per contrastare Assad, e combattono – con risultati importanti – la guerra contro lo Stato Islamico accanto ai curdi del Pkk, mentre ai peshmerga è affidata principalmente la resistenza in Iraq. Entrare nelle unità di protezione del popolo non costituisce reato, il decreto antiterrorismo approvato il 10 febbraio prevede che sia vietato combattere all’estero (da tre a sei anni di carcere) ma c’è una deroga per chi lo fa contro l’Is o, comunque, senza avere “finalità terroristiche”. È con le Ypg che si sono arruolati, da quel che si sa, cinque italiani.





"Entra nelle Ypg, manda i terroristi all’inferno e salva l’umanità" è il messaggio che accoglie l’aspirante “leone del Rojava”, la regione controllata dai curdi a nord della Siria. Tento un abboccamento chiedendo com’è la situazione. E dopo tre ore e mezzo arriva la prima risposta. "La situazione è molto buona. Combattiamo il Califfato per tutta la parte a sud del Rojava, ora".

Quanti sono i combattenti delle Ypg in totale?
"Sono 50mila".

Ci sono molti italiani?
"Qui c’è un po’ di tutto".

Accettate anche donne straniere nelle vostre unità?
"Sì, certo. Le unità di protezione delle donne formano un terzo del nostro esercito".

E allora vengo al punto: l’arruolamento.
Come potrei fare se volessi entrare nelle Ypg?
"Sei benvenuto tra noi. Devi prendere un volo fino a Sulaymaniyah city, in Kurdistan, nel nord dell’Iraq. Ci saranno delle persone ad aspettarti. Ci occuperemo noi di tutto. Devi però prima mandarci una copia del tuo passaporto e, naturalmente, i riferimenti del tuo volo".

E come posso fare per il visto?
"Per arrivare qui non c’è bisogno del visto".

E una volta atterrato a Sulaymaniyah city dove andremo?
"Ti porteremo in auto nella base di Derek city, in Siria, a 6 ore di viaggio e 460 chilometri. Lì c’è una speciale accademia per i combattenti occidentali".

Ma sulla strada c’è Mosul, controllata dall’Is.
"Non passeremo per Mosul, devieremo verso nord".

E una volta uscito dall’Accademia?
"Spetterà a te decidere se andare sul fronte oppure no".

Nel caso in cui decidessi di non stare sul fronte dove starei?
"Sarai dietro, nelle retrovie".

Potrò portare effetti personali con me, per esempio il cellulare?
"No, e non potrai avere con te il cellulare. Ma non avrai bisogno di niente".

Ma sarei libero di lasciare l’esercito quando voglio?
"Nessun problema, potrai andare via quando vorrai".

Cosa succede se un combattente viene rapito dallo Stato islamico?
"Non c’è possibilità che tu venga rapito".

Perché?
"Di questo siamo sicuri. Facciamo in modo che le nostre unità non corrano quel rischio".

Quanto durerà questo conflitto?
"Nessuno può saperlo, sarà molto lunga."

Pensate di vincere contro l’Is?
"Vinceremo. Ma il prezzo sarà alto".

Per partire per Sulaymaniyah city (la città controllata dalle Ypg) il volo al momento più conveniente impiega 13 ore con due scali: Londra e Amman. Per mille euro ci si può ritrovare a combattere contro il Califfato.
Antonio Iovane / Radio Capital 

lunedì 30 marzo 2015

LA PIU' GRANDE RAPINA DELLA STORIA. di Ouday Ramadan.



Indagine storica fatta da fonti israeliane per non essere accusato di partigianeria araba.
Nel 1837 iniziarono i lavori per la costruzione della prima colonia ebraica in terra palestinese.
A quel tempo il numero di cittadini ebrei in Palestina era di 1.500 persone.
Tre anni dopo, il numero raggiunse 10.000, per arrivare a 22.000 nel 1881.
Il 1906 vide l'arrivo in Palestina di altri 25.000 ebrei.
Nel 1910 gli ebrei in Palestina costruirono la prima colonia agricola.
Durante la Prima guerra mondiale gli ebrei emigrati in Palestina furono 85.000.
Le loro colonie erano 44, su un'area di 418 ettari.
Il progetto sionista iniziale non prevedeva di occupare in forze la Palestina immediatamente.
Infatti i sionisti nei decenni hanno inghiottito la Palestina poco alla volta, attraverso la costruzione delle loro colonie.
La tipica colonia ebraica non è semplicemente formata da abitazioni e strade, ma è anche una vera e propria roccaforte.
All'interno della colonia abitano i miliziani assieme ai loro familiari, e vi si trovano magazzini di armi e ampie scorte di derrate alimentari per resistere in caso di assedio.
La colonia sionista gode di tutti i confort necessari ed è composta da una società non omogenea etnicamente ma al cui interno vivono numerosi ebrei diversi per nazionalità e lingua, accomunati dalla protezione delle armi.
I sionisti ebbero l'idea della costruzione della colonia ebraica rifacendosi all'esperienza americana con gli "indiani" "pelle rossa" e all'esperienza inglese in Africa ed in India.
Nell'esperienza americana, gli americani costruivano colonie fortificate dalle quali sferravano gli attacchi ai Pellerossa occupando le loro immense lande, ettaro dopo ettaro. In analoga maniera, Israele si è auto costituito attraverso l'inghiottimento delle terre, giorno dopo giorno.
Senza ombra di dubbio, questo progetto necessita di grande volontà e di lungo respiro.
Oggi si può dire che la colonia è la cellula fondamentale nel corpo israeliano.
Tutti gli Stati del mondo sono composti da città e villaggi, eccetto Israele.
In Israele esistono solo colonie, grosse e piccole.
Durante la Prima guerra mondiale il numero degli ebrei diminuì da 85.000 a 55.000. Molti di loro lasciarono la terra promessa in un contro esodo, per altre destinazioni più sicure.
Un mese dopo la promessa di Balfur, le forze britanniche occuparono la Palestina.
Il Generale inglese Allenby entrò a Gerusalemme dopo un lungo assedio alle truppe ottomane.
Dopo avere imposto il protettorato sulla Palestina, gli inglesi favorirono l'immigrazione ebraica in Palestina.
Il 1919 vide crescere l'esodo degli ebrei, provenienti da tutto il mondo, verso le spiagge palestinesi.
Nei soli tre anni successivi, centinaia di navi portarono in Palestina ben 385.000 ebrei.
Con l'appoggio del forte alleato inglese, gli ebrei iniziarono a costruire le colonie.
Vicino a Yaffa e lungo la costa venne costruita una colonia di nome Tel Aviv, che diventerà la capitale politica dell'entità sionista.
Sin dal 1917 i palestinesi e fino alla costituzione dell'entità sionista abbracciarono i fucili difendendo la loro patria.
Rare fotografie dell'epoca mostrano la bandiera palestinese, la quale mostra all'interno del triangolo una mezza luna islamica, al cui interno vi è una croce cristiana. Si tratta della bandiera simbolo dei Rivoluzionari Palestinesi.
Nel 1936 la Rivoluzione Palestinese ebbe inizio. Gli imperatori inglesi affrontarono i rivoluzionari con metodi barbari che andarono dalla tortura alla prigionia.
I Rivoluzionari Palestinesi attaccarono i convogli britannici, e quest'ultimi risposero bruciando i raccolti dei Palestinesi. Nel 1936 caddero 2.000 Martiri Palestinesi e vennero uccisi 200 soldati inglesi oltre a 350 coloni ebrei.
Gli storici filo sionisti non narrano della cacciata da Gerusalemme dei coloni ebrei, nonostante le modeste e primitive risorse dei Palestinesi. Dodici anni prima dell'occupazione della Palestina, gli occupanti inglesi costituivano scorte armate per i coloni cacciati da Gerusalemme.
Con la fine della Seconda guerra mondiale, l'esodo degli ebrei in Palestina aumentò a dismisura. Dall'isola di Cipro le navi colme di ebrei partirono in direzione Palestina, segretamente e pubblicamente, di notte e di giorno.
Il tutto accade con la compiacenza degli inglesi. Gli inglesi addestrarono le bande sioniste come l'Irgun, il WashStern e l'Haganà.
Isaac Rabin (pupillo dei pacifinti) dichiarava di essere un membro dell'Haganà.
Nel 1941 queste formazioni paramilitari ebraiche iniziarono le operazioni per aiutare i britannici ad occupare la Siria ed il Libano, che a quel tempo erano sotto la giurisdizione del governo francese di Vichy, alleato dei nazisti.
La collaborazione tra le formazioni paramilitari sioniste e gli inglesi durò fino al 1943.
Isaac Rabin raccontava dell'addestramento militare impartito agli ebrei dagli inglesi, i quali impiegarono le milizie paramilitari sioniste in azioni di sabotaggio nei confronti di Rommel, per impedire a quest'ultimo di controllare l'Egitto e di dirigersi poi verso la Palestina.
In quell'anno arrivò in Palestina un certo Menachem Begin, mentre Ben Gurion mandava i sui collaboratori in Europa ad acquistare armi. Nello stesso tempo Golda Meir girovagava negli Stati Uniti, alla ricerca degli aiuti e dei capitali necessari che permettessero a Ben Gurion l'acquisto delle armi.
Le armi arrivarono in mano agli ebrei in Palestina e il 9 aprile del 1948 le bande sioniste uccisero 240 palestinesi nella carneficina conosciuta come Deir Yassin, seminando il panico fra i civili palestinesi.
Dunque, l'entità sionista si è basata prima di tutto sulla compiacenza del suo forte alleato inglese, il quale ha permesso l'esodo degli ebrei in Palestina.
L'altro pilastro nell'istituzione dell'entità sionista era la costruzione delle colonie, da dove partivano gli attacchi ai villaggi palestinesi.
I palestinesi erano dei poveri contadini disarmati.
Poco alla volta, Israele inghiottiva i villaggi abbandonati dai palestinesi, fuggiti in massa dopo la diffusione del panico seguito ai massacri da parte dei sionisti.
Quindi, ricapitolando, il triangolo della potenza dell'istituzione d'Israele era composto da :
1. l'alleato inglese fortissimo;
2. le colonie ben armate ed addestrate dagli inglesi;
3. Il panico conseguente alle carneficine commesse ai danni dei poveri contadini palestinesi.
Otto ore prima della fine del protettorato inglese sulla Palestina, alle ore 16.00 del 15 maggio 1940 fu annunciata la costituzione dell'entità sionista con capitale Tel Aviv, la colonia più armata.
Prima di lasciare la Palestina, gli inglesi avevano informato gli ebrei del loro ritiro, dandogli la possibilità agli di conoscere le postazioni militari strategiche, affinché se impossessassero. Così le bande sioniste riuscirono a controllare il territorio palestinese, dopo una occupazione inglese durata 31 anni.
Ben Gurion, ex ufficiale britannico, annunciava la costituzione dell'entità sionista denominata Israele, diventandone il Primo Ministro nonché il simbolo della sua potenza e della sua arroganza.
In quel giorno, i coloni piangevano di gioia per la nascita d'Israele, danzando ai ritmi dell'inno della loro entità appena costituita.
Le parole di quell'inno di origine russa immagazzinavano molti significati. L'inno di Israele è intitolato Haticva, che significa la speranza.
La speranza che incita il soldato a combattere, che senza quella speranza è portato a perdere la battaglia e la causa, pure se è armato di tutti le armi di questo mondo.
Può darsi che quella speranza trovata dai sionisti e persa dagli arabi è stata la causa della nascita di Israele.
"Fino a quando risiedi nel cuore...
l'anima ebrea desidera..
avanti verso Oriente...
l'occhio guarda a Sion..
La nostra speranza non si è fermata...
Una speranza che vive da 2000 anni...
Di essere un popolo libero a casa nostra..
Terra di Sion e di Gerusalemme...."
Dall'inno sionista.
Isaak Rabin raccontava che nel giorno dell'annuncio, gli ebrei ballavano e cantavano mentre lui ed i suoi compagni sapevano che quello era solo l'inizio.
Nel giorno in cui l'Onu riconosceva Israele, i "terroristi" palestinesi iniziavano le loro azioni.
Ventiquattrore dopo l'annuncio della costituzione d'Israele, gli eserciti arabi entravano in guerra, ricevuti dai palestinesi con le rose ed il riso in segno di gioia.
Il Generale egiziano Abd El Menem Kato raccontava che nel 1948, quando ancora era allievo ufficiale, prima che terminasse l'accademia, lui e i suoi commilitoni si sorpresero nel vedersi promossi ufficiali di guerra. Raccontava che l'allora ministro della difesa egiziano Haidar Pasha li aveva convocati dicendo: ragazzi, andremo in Palestina e questa missione sarà un gioco da ragazzi, per questo vi abbiamo promosso, per difendere la patria.
Houssein Eshafiei, ex membro del Comando della Rivoluzione Egiziana, racconta che l'allora Re d'Egitto aveva convocato gli ufficiali egiziani nel Palazzo del Popolo (era la prima volta che il Re visitava quel palazzo), e da una scala di marmo si era affacciato dicendo: entriamo in guerra.
In guerra entrarono gli eserciti arabi oltre all'Egitto, La Siria, la Jordania, il Libano e l'Iraq, aiutati da migliaia di Rivoluzionari Palestinesi.
Gli arabi avevano chiamato la guerra "Guerra della Liberazione della Palestina" mentre gli ebrei la chiamavano " Guerra dell'Indipendenza d'Israele".
La terribile guerra del 1948 aveva inizialmente avuto varie vittorie arabe.
Malgrado la caduta di Acco, le truppe siriane riuscivano a liberare la città di Samakh e a conquistare le colonie di Shaeer Hagoulan e Massada.
Sul fronte Nord, i comitati popolari libanesi, insieme alle truppe statali, riuscivano a conquistare i villaggi di
Qadas e Malekia in Alta Galilea.
Nelle prime ore della guerra, l'aviazione egiziana compieva raid su Tel Aviv, spianando la strada alla fanteria, giunta a 70 kilometri di distanza.
A Gerusalemme, circa 1.500 soldati giordani, insieme ai Rivoluzionari Palestinesi, riuscivano a contrastare l'avanzata di 6.500 soldati al comando di Ariel Sharon.
Nella battaglia della difesa della città Santa Gerusalemme, le truppe arabe riuscivano a rompere l'assedio ebraico uccidendo circa 2000 soldati israeliani e ferendo persino Ariel Sharon che venne catturato dall'esercito giordano.
L'esercito giordano aveva pure medicato Sharon, trasportandolo nelle retrovie all'interno di un campo di prigionieri, per poterlo scambiare con un prigioniero arabo dopo la fine della guerra.
Che peccato.
Meglio che mi fermo qui, oppure vado avanti? Non capita tutti i giorni di vedere Sharon ferito e imprigionato.
Il 10 giugno del 1948 il Consiglio di Sicurezza intervenne all'Onu imponendo il cessate il fuoco per un mese intero.
L'Emiro Arabo Abddallah Ibn El Houssein entrò a Gerusalemme circondato da ufficiali arabi.
Venne ricevuto con tutta la gioia dei palestinesi costretti all'esilio dopo le carneficine dei sionisti.
Il paradosso della guerra del 1948 era che l'esercito israeliano fu fondato due settimane dopo l'inizio della battaglia e durante il fervore dei combattimenti con i Rivoluzionari Palestinesi (Fidayyin) e gli eserciti arabi.
Le forze sioniste dell'epoca contavano su circa 100.000 soldati fra uomini e donne, suddivisi in 12 battaglioni di fanteria, insieme a reparti corazzati e ad aerei di tipo Speed Fire e Short Stirling.
I centomila soldati sionisti, ben addestrati ed equipaggiati, affrontarono venticinquemila uomini fra soldati arabi e Fedayyen Palestinesi. I soldati sionisti erano di gran lunga più esperti di quelli arabi. La Divisione sionista era conosciuta come la divisione ebraica all'interno dell'esercito inglese, aveva combattuto insieme agli inglesi durante la Seconda guerra mondiale. Erano ben piazzati all'interno delle colonie che erano delle vere roccaforti impenetrabili. Le colonie erano suddivise in due parti, la prima era visibile mentre l'altra era sotterranea. Era composta da vari gruppi militari, in diretto contatto fra loro e muniti di sofisticati sistemi di controllo e di torri di guardia, che formavano una linea di difesa insuperabile.
Mentre gli arabi festeggiavano il ritorno di Gerusalemme, l'esercito sionista si organizzava formando i due battaglioni corazzati chiamati in gergo "il battaglione inglese" e "il battaglione russo". Possedevano solo 14 carri armati.
Il 10 luglio del 1948 la tregua veniva interrotta dando inizio di nuovo alla guerra.
Nel secondo round, l'esercito sionista ebbe la meglio. La collaborazione fra l'aviazione, le truppe corazzate e la fanteria fu stata determinante per i sionisti, segnando le sorti della guerra. L'esperienza maturata dell'ufficiale ebreo nell'esercito inglese fu stata indispensabile. Fu copiata la strategia militare tedesca nell'invasione della Polonia. Bombardare con l'aviazione ed i cannoni spianando la strada alla fanteria.
Malgrado le incomprensioni fra i reparti sionisti, dovute alle diverse lingue dei reparti, in particolare fra quelli di provenienza inglese e quelli russi, i sionisti riuscivano ad avanzare nel territorio palestinese grazie all'equipaggiamento ed all'addestramento.
Dopo due settimane dall'inizio della guerra, l'aviazione sionista, grazie all'acquisto di quattro aerei di fabbricazione cecoslovacca, riuscivano a porre fine all'avanzata dell'esercito egiziano.
I piloti sionisti erano ben addestrati rispetto ai principianti arabi, i quali videro abbattere i propri aerei, risalenti alla prima guerra mondiale, dalla contro aerea sionista d'ultima generazione.
La sintonia fra i reparti sionisti assomigliava ad una forbice, che riusciva a tagliare e a fare a pezzi l'avanzata dei cosiddetti eserciti arabi.
Riuscirono a far arretrare l'esercito egiziano fino ad Al Naqab e ad arrestare l'avanzata dell'esercito giordano.
In soli nove giorni si sanciva la battaglia dell'occupazione della Palestina. Però, le battaglie di dissanguamento sarebbero continuate fino alla fine di ottobre.
I villaggi e le città palestinesi cominciavano a cadere sotto l'occupazione sionista, da Tiberiade passando per Haifa e Safad arrivando ad Acco.
Le immagini della cavalleria sionista assomigliano a quelle dei film dei cow-boy alla conquista dei villaggi dei "pelle rossa".
Alla fine di ottobre cadeva l'alta Galilea. Al di là del giudizio tecnico su quella guerra, e lontano dalla storia dei tradimenti, i soldati arabi hanno scritto pagine di Dignità. I soldati ed i Rivoluzionari Palestinesi riuscivano ad uccidere ben 6.373 soldati sionisti. Questo numero supera la somma di tutti i soldati sionisti uccisi nelle cinque guerre successive.
L'esercito Egiziano, malgrado il non equipaggiamento riusciva a combattere con Onore fino alla morte. Gli eroici soldati egiziani attaccavano le fortificazioni dei sionisti con l'arma bianca e senza alcun carro armato a difesa. I loro fucili erano delle vere patacche vendute dagli europei. Malgrado ciò i soldati egiziani riusciva ad infliggere pesanti perdite nelle fila dei sionisti.
Il male equipaggiato esercito egiziano riusciva ad arrivare a 15 kilometri da Tel Aviv, assediando la cittadina di Sdoud.
Il glorioso esercito iracheno era riuscito ad assediare Haifa ma ad un passo dalla capitolazione dei sionisti in quella città, gli ordini del comando politico a Bagdad furono di battersi in ritirata.
Giamal Abd Ennaser raccontava: la nostra sconfitta nel '48 fu dovuta alla non unità dei comandi, e ai tradimenti di Bagdad.
Un intero popolo è dovuto fuggire per lasciare il posto ad un altro popolo.
Quello che hanno realizzato gli ebrei sparsi nel mondo è un vero miracolo. Un popolo che non esisteva è riuscito a cacciare un popolo che esisteva da duemila anni. Cacciare il popolo palestinese che viveva in una regione con una schiacciante maggioranza musulmana è un fatto straordinario.
Il 4,5% di ebrei riusciva ad avere il dominio sul 95,5 % di autoctoni.
Come hanno potuto, gli ebrei sparsi nel mondo, avere il dominio su una terra, senza aver minimamente il diritto ad averne il dominio?
Come hanno potuto mantenere questa sorte di illegittimità facendola diventare diritto per oltre sessant'anni?
Gli ebrei arrivati in Palestina da ogni dove sono riusciti a compiere la più grande rapina della storia, saccheggiando terreni, case, bestiame.
Dalle tende alle colonie d'Israele di oggi. La Storia continua. Vi ho raccontato il saccheggio della Palestina ma prometto di raccontarvi prossimamente i chiodi del sigillo della sua bara in un futuro prossimo.
Spero di non avervi annoiato.
Mi dispiace per chi vuole strumentalizzare la causa palestinese, talvolta comunista, talvolta fascista.
Ma come dice il mio Compagno Alessandro Leoni è questione di Dignità Umana.


Ouday Ramadan

lunedì 23 marzo 2015

"Ero a Damasco, una bellissima città accogliente,quando è cominciato tutto.." di Antonino Salerno

 

 
"Ero a Damasco, una bellissima città accogliente, la Pasqua del 2011, quando è cominciato tutto in un villaggio ai confini con la Giordania. Sentii subito puzza di bruciato quando i quotidiani stranieri, italiani inclusi, cominciarono a pubblicare notizie di grandi manifestazioni anti Assad nella capitale, di feroce e sanguinosa repressione davanti la moschea degli Ommayadi, nel centro storico. Peccato che il figlio della mia compagna vivesse lì da più di un anno, in una casa che si affacciava proprio sulla moschea. Era lì per perfezionare l'arabo classico all'Università insieme a decine di studenti stranieri. Nessuno di loro. americani, francesi, danesi, aveva visto alcuna manifestazione nè episodi di repressione sanguinaria davanti la moschea. Chiedemmo anche all'ambasciata italiana se era sicuro rimanere lì a studiare e ci risposero che era tutto tranquillo e non stava succedendo alcunchè a Damasco. Le proteste popolari ci sono state inizialmente ma sono subito state utilizzate come scintilla per un piano già pronto, volto a far cadere quel governo. Testimone oculare".

di Antonino Salerno

mercoledì 25 febbraio 2015

RIVELAZIONI SCONVOLGENTI DI TIZIANO TERZANI DI OLTRE 12 ANNI FA!


RIVELAZIONI SCONVOLGENTI DI OLTRE 12 ANNI FA!



Ecco cosa disse lo scrittore e giornalista corrispondente di guerra TIZIANO TERZANI al festival della letteratura a Mantova nel lontano 2002:

"Spero che non avrete occasione di ricordare quello che vi dico. L'IRAQ vuol dire poi attaccare l'IRAN. Sharon ha già detto che il vero cattivo della regione è GHEDDAFI, per cui poi c'avremo a che fare con la SIRIA e questo gioco non finirà mai...".
- Marzo 2011: Intervento militare della Nato nella LIBIA di GHEDDAFI.
- Settembre 2014: L'America entra in guerra in SIRIA con l'appoggio della coalizione.
- Anno 2015: ?

Infine sentite come racconta la strategia del mainstream mediatico mondiale!

(dalla pagina Facebook di Claudio Cominardi-M5S)


https://www.youtube.com/watch?v=kN1VFP5fOts


lunedì 23 febbraio 2015

Intervista a Salameh Ashour su 'Islamofobia' e ISIS - di Stefano Zecchinelli con la collaborazione di Silvia Franceschini

Pubblicata sul giornale on line "l'Interferenza". Direttore: Fabrizio Marchi





La comparsa sullo scacchiere mediorientale del ‘fenomeno’ ISIS – ora semplicemente IS, quindi Stato Islamico – ha fortemente contribuito ad alimentare la propaganda islamofoba nel mondo occidentale; un vero e proprio bombardamento mediatico molto simile, per la modalità e la rozzezza degli attacchi, a quello portato avanti nell’era Bush.
Per approfondire la questione abbiamo rivolto alcune domande  a Salameh Ashour, Imam e Presidente della comunità palestinese di Roma e del Lazio, in particolare proprio sui temi  dell’ “islamofobia” occidentale,della propaganda di guerra e del conflitto medio-orientale.

D. Presidente, qual è la  sua opinione sulla cosiddetta ”islamofobia” promossa dai mass media in tutto il mondo occidentale, con particolare riferimento alla situazione italiana?

R. La situazione italiana è parte di un progetto complessivo che vuole alimentare la conflittualità verso il mondo islamico; tutto questo è iniziato con l’attacco alle Torri Gemelle, quindi possiamo dire che è una strategia che parte da lontano.
Nel momento in cui ebbe fine la guerra fredda con l’Urss, era necessario creare un nuovo nemico visibile e  utile a giustificare i finanziamenti che gli USA e i Paesi che girano nella loro orbita elargivano (e continuano ad elargire) alle multinazionali delle armi, permettendo a queste di arricchirsi. I nemici visibili e reali potevano essere due: o la Cina (che poteva davvero rappresentare un pericolo per l’egemonia americana); o il mondo musulmano. Gli Usa optarono per l’Islam, data anche la natura post-coloniale dei governi ( Egitto, Tunisia, Arabia Saudita, ecc … ); in questi paesi gli americani crearono dei regimi che impedivano e tuttora impediscono alle persone di vivere una vita democratica ed egalitaria, cioè quella vita “tranquilla” che viene vissuta dagli europei  dopo la vittoria sul nazi-fascismo. Gli Usa sono i primi a non volere il cambiamento in questi paesi per poter, restando in affari con le dittature arabe, riscuotere i profitti dell’industria petrolifera. Tutto questo consente agli Usa di tenere la situazione sotto controllo.
I gruppi dominanti che sfruttano le risorse del mondo hanno il maggiore interesse ad alimentare l’islamofobia; questi non vogliono altro che impaurire la popolazione, creando insicurezza, in modo che si accettino tacitamente gli enormi finanziamenti dati alle multinazionali delle armi.
Tutta questa propaganda, ovviamente, è falsa: l’Islam si fonda sulla convivenza pacifica – convivenza che dura dal VII secolo in tutto il mondo arabo – fra musulmani, ebrei, cristiani e persone di altre appartenenze religiose; basti osservare Paesi come la Siria, l’Iraq, il Libano e la Palestina fino alla creazione dello Stato di Israele.
L’islamofobia è, per concludere, uno strumento dei grandi gruppi finanziari che vogliono mantenere il Medio Oriente sottomesso a regimi dittatoriali ed anti-popolari; così facendo l’imperialismo continua a ridurre i popoli alla fame.

D. Lei ha fatto riferimento anche allo scontro fra USA e URSS, quasi facendo un parallelismo fra questo e l’aggressione nord-americana al mondo arabo. A suo parere c’è una connessione ideologica fra l’anticomunismo e l’islamofobia ?

R. Sicuramente il capitalismo e l’imperialismo Usa hanno minato la convivenza fra etnie portatrici di culture diverse. Gli Usa hanno appoggiato i colpi di Stato in America Latina impedendone lo sviluppo, assicurandosi petrolio e risorse, spogliando questi popoli delle ricchezze a vantaggio dei generali golpisti e delle multinazionali. Come si può giustificare tutto questo, in nome dell’anticomunismo? L’anti-islamismo, oggi, ha per gli Usa la stessa funzione.
Gli Usa oggi appoggiano i regimi dittatoriali nel mondo arabo così come ieri appoggiavano criminali come Pinochet e altre dittature militari in America Latina in nome dell’anticomunismo. Bisognerebbe invece lavorare per assicurare, al contrario, istruzione, sanità e democrazia, e invece anche i più semplici bisogni delle persone non vengono garantiti, non solo, ma vengono sistematicamente calpestati anche i più elementari diritti dell’uomo.
L’Islam invece vuol dire giustizia, rispetto dei diritti altrui, quindi queste dittature non hanno nulla a che fare con l’Islam stesso ma vogliono solo legittimare il loro potere.
Di sicuro, da un certo punto di vista, l’islamofobia ha le stesse radici ideologiche dell’anticomunismo, perché i gruppi che ne traggono vantaggio sono sempre gli stessi. Siamo governati da un governo occulto che vuole sottomettere i popoli.
Oggi gli Usa – ad esempio – sfruttano l’ISIS da loro stessi creato, per costruire il cosiddetto “nuovo” medio-oriente allineato con i progetti egemoni sionisti. Insomma, il mondo arabo viene rimodellato sulla base della costituzione di tanti piccoli Stati asserviti al neocolonialismo occidentale.
Israele vuole che l’ ANP (Autorità Nazionale Palestinese) riconosca lo stato sionista in quanto Stato per soli ebrei, ma questo è un concetto razzista perché esclude oggettivamente gli arabi. E intanto Israele  continua a erigere muri, distruggendo tutti i quartieri arabi, sia islamici che cristiani, obbligando le popolazioni locali a fuggire.
Dobbiamo opporci con forza a questo progetto.

D. In America è stato teorizzato lo scontro di civiltà fra Occidente e Islam. In conseguenza di ciò, USA e Israele hanno dato vita ad  una guerra preventiva ideologica che ha preceduto l’aggressione militare vera e propria. Le chiedo: in un paese come l’Italia, che peso hanno avuto giornalisti e scrittori come Oriana Fallaci e Magdi Allam nell’egemonizzare e condizionare culturalmente le masse? Quanto ha contribuito la letteratura di guerra della Fallaci nel creare un insieme di luoghi comuni difficili da eradicare? Crede che la situazione di degrado culturale e di disinformazione nel nostro paese abbia raggiunto un alto livello di gravità?

R. Penso che nei paesi occidentali, quindi anche l’Italia, ci sia una crisi di valori molto profonda. C’è un progetto ben consapevole e lucido che ci ha portati in questa situazione. Oggi, ad esempio, la famiglia è scomparsa, non esiste più.  E se non c’è più la famiglia allora non c’è neanche più amore; questo modello di società li esclude entrambi.
Oriana Fallaci è stata inquadrata per diffondere questo tipo di mentalità americanizzante. E Magdi Allam chi è? Una persona comune che diventa all’improvviso vice-direttore del più grande quotidiano italiano. Come è potuto accadere tutto questo quando ci sono uomini e giornalisti di grande cultura che non riescono a trovare un inserimento adeguato? Anche Magdi Allam è stato inquadrato per diffondere paura e ostilità verso l’Islam. Questo è il suo compito conforme ad un progetto preciso. E qui mi viene in mente un libro dal titolo eloquente: “Giornalisti comprati”, scritto da Udo Ulfkotte, uno dei più importanti corrispondenti esteri del più prestigioso quotidiano tedesco: “Frankfurter Allgemeine”, dove ha dichiarato di essere stato pagato dalla CIA per 17 anni e che insieme ad altre centinaia di persone ha lavorato per favorire la Casa Bianca.
Le persone devono combattere tutto questo studiando, informandosi, riflettendo. Il Capitalismo, che agisce in maniera selvaggia non rispettando certi valori e regole, vuole ridurre l’uomo a uno strumento di produzione e di consumo, per conformarlo ai “valori” delle società consumistiche come quelle americane.
L’Italia ha potuto mantenere una sua autonomia grazie all’opera e al lavoro politico di grandi statisti che avevano il senso della patria  e dello stato. Ora questi grandi leader non ci sono più ed è anche per questo che l’ignoranza avanza favorendo la corruzione che è tipica dei paesi totalitari. C’è una crisi di valori; quali sono oggi le persone che godono della pubblica ammirazione? Quelle che ostentano ricchezza e vivono di apparenza. Il nostro compito è opporci a questo processo, attraverso l’informazione e la crescita culturale e morale delle persone.

D. Ci parli dei rapporti fra colonialismo occidentale, wahabismo e sionismo. Qual è la sua opinione sul fenomeno ISIS? Le chiedo in particolare di approfondire questo aspetto: rappresentanti del Likud (partito di destra israeliano) continuano a fare visita a questi terroristi lungo il confine siriano offrendo loro assistenza medica e logistica. Possiamo dire che l’ISIS faccia gli interessi di  Israele? Insomma, quanto e in che modo, oggi, l’ISIS è funzionale allo stato israeliano ?

R. Di certo l’ISIS non rappresenta l’Islam. Ci sono tanti versi del Corano e detti del profeta che affermano ad esempio che quando un soldato si arrende o viene catturato non può essere ucciso. Ed i civili non solo non devono essere uccisi, ma devono essere addirittura difesi e non maltrattati. I video divulgati dai mass media occidentali servono a trasmettere questo messaggio: ”L’ISIS rappresenta l’Islam e quindi i musulmani devono essere combattuti in quanto sono potenziali terroristi”. Questa guerra servirebbe anche agli USA per disfarsi delle armi accumulate nei loro magazzini, una guerra funzionale alla creazione di ciò che Condoleezza Rice chiamò il “nuovo medio oriente”. Israele, nell’ambito di questo progetto, diventa una super-potenza regionale; è quindi evidente che ad Israele serve l’ISIS come rappresentazione di un Islam pericoloso. Faccio una domanda: ”Chi arma questi gruppi terroristici ? E chi acquista il petrolio che loro vendono a bassissimo prezzo? Sicuramente sia le armi che il petrolio devono per forza passare attraverso i confini di Iraq e Siria con uno o più Paesi della cosiddetta alleanza per combattere l’ISIS. E come mai molti feriti dei cosiddetti gruppi islamici che combattono in Siria e in Iraq vengono curati negli ospedali israeliani?

A cura di Stefano Zecchinelli con la collaborazione di Silvia Franceschini.
http://www.linterferenza.info/esteri/salameh-ashour-islamofobia-arma-di-ditrazione-di-massa/