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lunedì 30 novembre 2015

Se ci fosse rispetto tra tutte le religioni le guerre non esisterebbero. di Silvia Franceschini

I conflitti religiosi sono sempre esistiti, a partire dalle crociate fino
ai giorni nostri; basti guardare l'Irlanda del Nord tra nazionalisti
cattolici ed unionisti, in Bosnia tra i croati cattolici e i serbi

ortodossi (tant'è che una delle ultime partite di calcio venne sospesa a causa degli scontri violenti tra le due tifoserie), in Ucraina tra cattolici ed ortodossi, in Iran e in Iraq tra sciiti e sunniti, in Kenya tra musulmani e cristiani, nello Sri Lanka tra buddisti e indù, in Palestina tra ebrei ed arabi musulmani...fino all'ISIS (religione inventata). 

C'è chi dice che se non ci fossero le religioni le guerre cesserebbero...io invece affermo che se ci fosse rispetto tra tutte le religioni le guerre non esisterebbero.
Il fatto poi che questi conflitti religiosi vengano sfruttati, utilizzati come pretesto dai poteri forti per i propri scopi economici è una mera conseguenza. 

Silvia Franceschini

venerdì 20 novembre 2015

Intervista a Bashar al Assad sugli attentati di Parigi.



D. Che cosa pensa di quanto è successo a Parigi Venerdì? 
R. Per prima cosa offriamo le nostre condoglianze alle famiglie francesi che ieri hanno perso dei cari. Noi siamo quelli più vicini a questa situazione che possano capire quanto è successo ieri in Francia, perchè stiamo soffrendo per questo tipo di terrorismo da almeno cinque anni.
Quello che è accaduto ieri in Francia non può essere separato da ciò che è successo a Beirut, due giorni fa, perchè questo è il terrorismo. Ecco perchè non dovete considerare il terrorismo diverso a secondo delle zone in cui opera. Non dovete guardare soltanto alla Siria, allo Yemen, alla Libia, alla Francia...attualmente è un'unica arena in tutto il mondo.

D. I servizi di intelligence siriana sanno se gli individui che hanno compiuto questo gesto venivano dalla Siria o erano in contatto con qualche gruppo in Siria?
R. No, non abbiamo nessuna informazione su quanto accaduto, ma qui non si tratta di sapere i nomi, chi è stato e chi no. Avevamo messo in guardia tre anni fa su quello che poteva succedere in Europa ed avevamo detto di non intromettersi nella situazione siriana. Diventerà un terremoto che si sentirà in tutto il mondo e, sfortunatamente, le autorità europee non hanno ascoltato quello che dicevamo. Pensavano fossero delle minacce e non hanno imparato nulla dai fatti dell'inizio dell'anno, da Charlie Hebdo.
Fare dichiarazioni contro il terrorismo non significa nulla, il terrorismo dovete andare a combatterlo, dovete seguire una politica giusta e corretta. 

D. La Siria è pronta a combattere insieme alla Francia contro il terrorismo e ad aiutare l'Intelligence francese se lo dovessero richiedere?
R. Non lo devono chiedere, devono solo essere seri, allora saremo pronti a combattere il terrorismo insieme a loro. Siamo pronti a combattere il terrorismo insieme a chiunque voglia farlo seriamente e il governo francese attualmente non è serio. 

D. Ha un messaggio per il presidente francese Hollande?
R. Che lavori per la sicurezza e gli interessi del suo popolo, e c'è una domanda che ogni francese dovrebbe porsi: La politica francese, negli ultimi cinque anni, ha fatto qualcosa di buono per i francesi? Sembra di no. Allora la prima cosa che gli chiedo è di lavorare per gli interessi dei francesi, e se vuole farlo deve cambiare la sua politica. 

D. Quali sono le condizioni perchè il governo siriano ed il governo francese lavorino insieme, o che i servizi siriani lavorino con quelli francesi?
R. Non si può parlare di cooperazione di intelligence senza una cooperazione politica. Non si può parlare di cooperazione di intelligence per combattere il terrorismo quando allo stesso tempo la vostra politica, la politica del vostro stesso governo, va nella direzione di sostenere il terrorismo. Questo è quello che intendo per "essere seri".  


mercoledì 28 ottobre 2015

"Se la rissa è inevitabile, colpisci per primo" (Vladimir Putin)




"Già 50 anni fa, le strade di Leningrado mi avevano insegnato una regola: 'Se la rissa è inevitabile, colpisci per primo'. E la minaccia di attentati terroristici in Russia a causa delle nostre azioni in Siria, vi assicuro, non è né aumentata né diminuita. C'era e c'è ancora, purtroppo. Ecco, noi non avevamo intrapreso alcuna azione in Siria, e quindi che cosa ha portato i terroristi a fare l'attentato a Volgograd, alla stazione ferroviaria? Niente. Semplicemente, questi hanno una mentalità, un rapporto con la vita delle persone di tipo misantropico. E' una lotta contro la Russia a priori. Per questo per noi è meglio combatterli là, come ho già detto, che aspettare che arrivino qua. 

(Vladimir Putin, 22 ottobre 2015, Forum Valdai)



Fonte: https://www.facebook.com/VladimirPutinItalianFanClub1/videos/vb.678177775627924/804265639685803/?type=2&theater

venerdì 9 ottobre 2015

Situazione attuale in Medioriente (con sottotitoli per gli anti Assad) di Silvia Franceschini



Assad ha chiesto aiuto a Putin per attaccare l'ISIS (creatura USrAele).
Putin ha risposto positivamente alla richiesta di aiuto di Assad, attaccando l'ISIS e, visto che ci si trova, ne approfitta per sganciare qualche bombetta sulla testa dei mercenari e jihadisti islamici, detti ratti, che hanno portato distruzione e terrore in Siria, (facendo credere a tutto il mondo che sia stato il popolo siriano ad insorgere contro il presidente Assad, da loro stessi votato!)
La Cina si è offerta volontaria come sostegno alla Russia.
Renzi, per sentirsi importante e potente, e per scodinzolare ai piedi di Obama, attacca l'Iraq, ma resta ben lontano dalla Siria..sa' com'è, lì c'è Putin!
La Francia e Israele inviano raid in Siria contro Assad...a breve seguiranno quelli dell'Inghilterra. (Hanno finanziato ed armato i "ribelli" siriani)
Obama prova ad inviare cacciabombardieri in Siria, perchè, a suo dire, Putin starebbe bombardando i "civili siriani" (che in realtà sarebbero i suoi mercenari), ma Putin rispedisce gli aerei al mittente.
Quale sarà il finale? Di sicuro non lo stesso della Libia.


Silvia Franceschini

venerdì 25 settembre 2015

E' questa la vera rivoluzione popolare siriana contro Assad? di Waraqa Bn




http://video.repubblica.it/mondo/siria-le-lacrime-del-ragazzo-kamikaze-terrorizzato-dalla-sua-missione/212573/211747?ref=HREC1-6


Guardate bene. Questa è la rivoluzione popolare siriana contro la dittatura di Bashar Al-Assad. Questa è la gloriosa rivoluzione "moderata" (non l'ISIS), quella dell'opposizione che si batte per una Siria libera dalla dittatura e dal terrore, quella appoggiata da tutti i nostri migliori pensatori e intellettuali progressisti e illuminati di sinistra.
Bestie dell'Uzbekistan mettono un loro giovane uzbeko, di sì e no 20 anni, su un carroarmato-bomba ripieno di esplosivo, per sfondare le linee di difesa della città "apostata" di Al-Fu'a, rea di essere abitata da Zoroastriani Eretici Persiani, come dicono loro, ovvero da semplici Siriani Sciiti. E solo per quello, non perchè fedeli al regime o altro. Sacrificano un loro giovane uzbeko, con la promessa di 40 vergini del paradiso, facendolo saltare con tutto il carroarmato, per avere una opportunità di sterminare 20mila abitanti siriani sciiti, razziare, stuprare e schiavizzarne le mogli, le figlie e le madri, e liberare la Siria dall'"impurità" di questa razza di Persiani Zoroastriani Safavidi che occupa la loro Siria sunnita.
TUTTI i sostenitori "moderati" della rivoluzione siriana approvano la guerra di sterminio etnico promossa da Jaysh Al-Fath, rappresentato da queste bestie uzbeke insieme a decine di migliaia di altre bestie simili di decine di altre nazionalità, contro i villagi di Al-Fu'a e Kafraya, assediati da 2 anni e mezzo. 40 mila uomini, donne e bambini rischiano lo sterminio, la schiavitù e lo stupro rituale perpetuo di gruppo, per la "libertà" e "democrazia" della Siria. No, non è umano. E' bestiale. Qualunque sostenitore dell'"opposizione" siriana abbia un minimo, un briciolo di senso dell'umanità, di cosa voglia dire essere umano, non può continuare a sostenere tali bestialità. Chiunque mi viene ancora a dire "a morte Bashar", "viva la rivoluzione", mi dovrà rendere conto della vita sprecata di quel ragazzo, e poi potrò, forse, anche ascoltarlo. 




Waraqa Bn (Facebook)

sabato 19 settembre 2015

Razzi? Si, ma dall'ISIS - di Silvia Franceschini

 

E di nuovo piovono razzi da Israele sulla striscia di Gaza. Ovviamente in risposta, a dire degli israeliani, ai petardi lanciati dalle milizie di Hamas. Almeno questa è la versione che Israele ci propina da decenni. La realtà, come sappiamo è ben diversa..a Gaza, da un paio d'anni a questa parte (ossia da quando ha avuto inizio la crociata contro musulmani e cristiani nel Medioriente) sono presenti circa duecento uomini-bestia dell'ISIS. Questi "soldati" però, a differenza dei tagliagole in Iraq ed in Siria, sono molto più moderati e civilizzati. Il motivo? La loro mansione per la quale sono stati "assunti", con spese di trasferta comprese, è lanciare razzi nei campi vuoti a sud di Israele, in modo tale che Israele possa arrogarsi il diritto di difendersi, sganciando bombe mirate verso i campi di addestramento di Hamas. 
Ed il gioco è fatto.

Silvia Franceschini

martedì 30 giugno 2015

Je suis tunisien! di Silvia Franceschini


Je suis tunisien non l'ho letto in nessuna foto profilo! Come mai? L'attentato in Tunisia è stato di poco conto? Dove sono finiti i je suis Charlie?? Ah già, adesso è il momento dell'arcobaleno..evviva l'America!



(FETHI BELAID/AFP/Getty Images)

martedì 26 maggio 2015

"I terroristi sono già tra noi" di Filippo Bovo

Hanno beccato un tunisino che era tra i pianificatori dell'attentato al Museo del Bardo e che è giunto in Italia coi barconi. Si alimenta così la paura da lungo tempo coltivata secondo cui i terroristi di al Qaeda e dell'ISIS giungeranno in Europa coi barconi, mescolati tra i migranti. Ma la realtà è diversa: i terroristi sono già tra noi. Come già ebbi modo di scrivere nel mio libro sull'ISIS, in Europa c'è un largo strato di malcontento (formato non soltanto dai figli degli immigrati o dagli immigrati di seconda generazione che dir si voglia, e che ancora non si sentono ben integrati o accettati all'interno della nostra società, ma anche da europei "purosangue" che non si riconoscono più nel loro paese e nella loro cultura d'origine e che pertanto vanno a cercarsi una nuova patria d'adozione ed elezione proprio nel Califfato) da cui il terrorismo può pescare a piene mani. Pensate per esempio a quanti europei sono andati a fare i jihadisti in Siria: non erano mica tutti di origine araba od africana. Questa situazione è figlia del fallimento di tutte le politiche sociali e culturali sin qui adottate, e perciò sarebbe bene che i nostri governanti si facessero un serio esame di coscienza.

Filippo Bovo

martedì 7 aprile 2015

E' questa la vera Resistenza? di Silvia Franceschini


Pur essendo antifascista convinta, mi rivolgo ai compagni..
La tragedia che sta colpendo i profughi palestinesi a Yarmouk, in Siria, mi addolora, ed al contempo provo profonda rabbia verso tutti coloro che si ostinano a non vedere e a non capire, che continuano la loro agguerrita e caparbia propaganda contro il regime di Assad. Non è bastata nemmeno l'irruzione dell'ISIS in questi campi profughi a farli destare. Sono comunisti loro, e tali devono restare, fedeli nelle loro lotte antifasciste, fedeli nei loro ideali antimperialisti, anticlericali, antidittatura, anti...e non vanno oltre, non vogliono andare oltre. Per loro la dittatura va eliminata in ogni dove..per loro la dittatura è fascismo ed i fascisti vanno fermati. Loro non si chiedono come mai l'ISIS attacca sempre e solo musulmani, palestinesi e siriani mentre Israele non viene minacciato. Sono talmente accecati dall'ideologia comunista che sono disposti ad accettare, magari inconsapevolmente, l'invio di mercenari, di jihadisti islamici, nonchè dell'ISIS da parte della NATO, di Israele, degli USA, del Qatar, della Francia, dell'Italia stessa..purchè abbattano il feroce Assad. A favore, quindi, di un intervento NATO-USA-Israele, ma antifascisti fino alla morte. E intanto migliaia di civili palestinesi e siriani continuano a morire. E' questa la vera Resistenza?!
 
Silvia Franceschini


martedì 31 marzo 2015

"Per diventare foreign fighter contro l'Is bastano Facebook e mille euro". di Antonio Iovane / Radio Capital

ROMA - “Sei benvenuto tra noi”, mi scrivono le forze curde in Siria prima di spiegarmi la procedura per diventare un foreign fighter in quello che sarà un breve dialogo preliminare colorato dalla propaganda. Mettersi in contatto con le Ypg - le Unità di protezione del popolo - non è stato difficile, è bastata qualche ricerca e un po’ di Facebook, perché è anche dai social network che si combatte la guerra, oggi.

Le Ypg sono nate in Siria per contrastare Assad, e combattono – con risultati importanti – la guerra contro lo Stato Islamico accanto ai curdi del Pkk, mentre ai peshmerga è affidata principalmente la resistenza in Iraq. Entrare nelle unità di protezione del popolo non costituisce reato, il decreto antiterrorismo approvato il 10 febbraio prevede che sia vietato combattere all’estero (da tre a sei anni di carcere) ma c’è una deroga per chi lo fa contro l’Is o, comunque, senza avere “finalità terroristiche”. È con le Ypg che si sono arruolati, da quel che si sa, cinque italiani.





"Entra nelle Ypg, manda i terroristi all’inferno e salva l’umanità" è il messaggio che accoglie l’aspirante “leone del Rojava”, la regione controllata dai curdi a nord della Siria. Tento un abboccamento chiedendo com’è la situazione. E dopo tre ore e mezzo arriva la prima risposta. "La situazione è molto buona. Combattiamo il Califfato per tutta la parte a sud del Rojava, ora".

Quanti sono i combattenti delle Ypg in totale?
"Sono 50mila".

Ci sono molti italiani?
"Qui c’è un po’ di tutto".

Accettate anche donne straniere nelle vostre unità?
"Sì, certo. Le unità di protezione delle donne formano un terzo del nostro esercito".

E allora vengo al punto: l’arruolamento.
Come potrei fare se volessi entrare nelle Ypg?
"Sei benvenuto tra noi. Devi prendere un volo fino a Sulaymaniyah city, in Kurdistan, nel nord dell’Iraq. Ci saranno delle persone ad aspettarti. Ci occuperemo noi di tutto. Devi però prima mandarci una copia del tuo passaporto e, naturalmente, i riferimenti del tuo volo".

E come posso fare per il visto?
"Per arrivare qui non c’è bisogno del visto".

E una volta atterrato a Sulaymaniyah city dove andremo?
"Ti porteremo in auto nella base di Derek city, in Siria, a 6 ore di viaggio e 460 chilometri. Lì c’è una speciale accademia per i combattenti occidentali".

Ma sulla strada c’è Mosul, controllata dall’Is.
"Non passeremo per Mosul, devieremo verso nord".

E una volta uscito dall’Accademia?
"Spetterà a te decidere se andare sul fronte oppure no".

Nel caso in cui decidessi di non stare sul fronte dove starei?
"Sarai dietro, nelle retrovie".

Potrò portare effetti personali con me, per esempio il cellulare?
"No, e non potrai avere con te il cellulare. Ma non avrai bisogno di niente".

Ma sarei libero di lasciare l’esercito quando voglio?
"Nessun problema, potrai andare via quando vorrai".

Cosa succede se un combattente viene rapito dallo Stato islamico?
"Non c’è possibilità che tu venga rapito".

Perché?
"Di questo siamo sicuri. Facciamo in modo che le nostre unità non corrano quel rischio".

Quanto durerà questo conflitto?
"Nessuno può saperlo, sarà molto lunga."

Pensate di vincere contro l’Is?
"Vinceremo. Ma il prezzo sarà alto".

Per partire per Sulaymaniyah city (la città controllata dalle Ypg) il volo al momento più conveniente impiega 13 ore con due scali: Londra e Amman. Per mille euro ci si può ritrovare a combattere contro il Califfato.
Antonio Iovane / Radio Capital 

lunedì 23 febbraio 2015

Intervista a Salameh Ashour su 'Islamofobia' e ISIS - di Stefano Zecchinelli con la collaborazione di Silvia Franceschini

Pubblicata sul giornale on line "l'Interferenza". Direttore: Fabrizio Marchi





La comparsa sullo scacchiere mediorientale del ‘fenomeno’ ISIS – ora semplicemente IS, quindi Stato Islamico – ha fortemente contribuito ad alimentare la propaganda islamofoba nel mondo occidentale; un vero e proprio bombardamento mediatico molto simile, per la modalità e la rozzezza degli attacchi, a quello portato avanti nell’era Bush.
Per approfondire la questione abbiamo rivolto alcune domande  a Salameh Ashour, Imam e Presidente della comunità palestinese di Roma e del Lazio, in particolare proprio sui temi  dell’ “islamofobia” occidentale,della propaganda di guerra e del conflitto medio-orientale.

D. Presidente, qual è la  sua opinione sulla cosiddetta ”islamofobia” promossa dai mass media in tutto il mondo occidentale, con particolare riferimento alla situazione italiana?

R. La situazione italiana è parte di un progetto complessivo che vuole alimentare la conflittualità verso il mondo islamico; tutto questo è iniziato con l’attacco alle Torri Gemelle, quindi possiamo dire che è una strategia che parte da lontano.
Nel momento in cui ebbe fine la guerra fredda con l’Urss, era necessario creare un nuovo nemico visibile e  utile a giustificare i finanziamenti che gli USA e i Paesi che girano nella loro orbita elargivano (e continuano ad elargire) alle multinazionali delle armi, permettendo a queste di arricchirsi. I nemici visibili e reali potevano essere due: o la Cina (che poteva davvero rappresentare un pericolo per l’egemonia americana); o il mondo musulmano. Gli Usa optarono per l’Islam, data anche la natura post-coloniale dei governi ( Egitto, Tunisia, Arabia Saudita, ecc … ); in questi paesi gli americani crearono dei regimi che impedivano e tuttora impediscono alle persone di vivere una vita democratica ed egalitaria, cioè quella vita “tranquilla” che viene vissuta dagli europei  dopo la vittoria sul nazi-fascismo. Gli Usa sono i primi a non volere il cambiamento in questi paesi per poter, restando in affari con le dittature arabe, riscuotere i profitti dell’industria petrolifera. Tutto questo consente agli Usa di tenere la situazione sotto controllo.
I gruppi dominanti che sfruttano le risorse del mondo hanno il maggiore interesse ad alimentare l’islamofobia; questi non vogliono altro che impaurire la popolazione, creando insicurezza, in modo che si accettino tacitamente gli enormi finanziamenti dati alle multinazionali delle armi.
Tutta questa propaganda, ovviamente, è falsa: l’Islam si fonda sulla convivenza pacifica – convivenza che dura dal VII secolo in tutto il mondo arabo – fra musulmani, ebrei, cristiani e persone di altre appartenenze religiose; basti osservare Paesi come la Siria, l’Iraq, il Libano e la Palestina fino alla creazione dello Stato di Israele.
L’islamofobia è, per concludere, uno strumento dei grandi gruppi finanziari che vogliono mantenere il Medio Oriente sottomesso a regimi dittatoriali ed anti-popolari; così facendo l’imperialismo continua a ridurre i popoli alla fame.

D. Lei ha fatto riferimento anche allo scontro fra USA e URSS, quasi facendo un parallelismo fra questo e l’aggressione nord-americana al mondo arabo. A suo parere c’è una connessione ideologica fra l’anticomunismo e l’islamofobia ?

R. Sicuramente il capitalismo e l’imperialismo Usa hanno minato la convivenza fra etnie portatrici di culture diverse. Gli Usa hanno appoggiato i colpi di Stato in America Latina impedendone lo sviluppo, assicurandosi petrolio e risorse, spogliando questi popoli delle ricchezze a vantaggio dei generali golpisti e delle multinazionali. Come si può giustificare tutto questo, in nome dell’anticomunismo? L’anti-islamismo, oggi, ha per gli Usa la stessa funzione.
Gli Usa oggi appoggiano i regimi dittatoriali nel mondo arabo così come ieri appoggiavano criminali come Pinochet e altre dittature militari in America Latina in nome dell’anticomunismo. Bisognerebbe invece lavorare per assicurare, al contrario, istruzione, sanità e democrazia, e invece anche i più semplici bisogni delle persone non vengono garantiti, non solo, ma vengono sistematicamente calpestati anche i più elementari diritti dell’uomo.
L’Islam invece vuol dire giustizia, rispetto dei diritti altrui, quindi queste dittature non hanno nulla a che fare con l’Islam stesso ma vogliono solo legittimare il loro potere.
Di sicuro, da un certo punto di vista, l’islamofobia ha le stesse radici ideologiche dell’anticomunismo, perché i gruppi che ne traggono vantaggio sono sempre gli stessi. Siamo governati da un governo occulto che vuole sottomettere i popoli.
Oggi gli Usa – ad esempio – sfruttano l’ISIS da loro stessi creato, per costruire il cosiddetto “nuovo” medio-oriente allineato con i progetti egemoni sionisti. Insomma, il mondo arabo viene rimodellato sulla base della costituzione di tanti piccoli Stati asserviti al neocolonialismo occidentale.
Israele vuole che l’ ANP (Autorità Nazionale Palestinese) riconosca lo stato sionista in quanto Stato per soli ebrei, ma questo è un concetto razzista perché esclude oggettivamente gli arabi. E intanto Israele  continua a erigere muri, distruggendo tutti i quartieri arabi, sia islamici che cristiani, obbligando le popolazioni locali a fuggire.
Dobbiamo opporci con forza a questo progetto.

D. In America è stato teorizzato lo scontro di civiltà fra Occidente e Islam. In conseguenza di ciò, USA e Israele hanno dato vita ad  una guerra preventiva ideologica che ha preceduto l’aggressione militare vera e propria. Le chiedo: in un paese come l’Italia, che peso hanno avuto giornalisti e scrittori come Oriana Fallaci e Magdi Allam nell’egemonizzare e condizionare culturalmente le masse? Quanto ha contribuito la letteratura di guerra della Fallaci nel creare un insieme di luoghi comuni difficili da eradicare? Crede che la situazione di degrado culturale e di disinformazione nel nostro paese abbia raggiunto un alto livello di gravità?

R. Penso che nei paesi occidentali, quindi anche l’Italia, ci sia una crisi di valori molto profonda. C’è un progetto ben consapevole e lucido che ci ha portati in questa situazione. Oggi, ad esempio, la famiglia è scomparsa, non esiste più.  E se non c’è più la famiglia allora non c’è neanche più amore; questo modello di società li esclude entrambi.
Oriana Fallaci è stata inquadrata per diffondere questo tipo di mentalità americanizzante. E Magdi Allam chi è? Una persona comune che diventa all’improvviso vice-direttore del più grande quotidiano italiano. Come è potuto accadere tutto questo quando ci sono uomini e giornalisti di grande cultura che non riescono a trovare un inserimento adeguato? Anche Magdi Allam è stato inquadrato per diffondere paura e ostilità verso l’Islam. Questo è il suo compito conforme ad un progetto preciso. E qui mi viene in mente un libro dal titolo eloquente: “Giornalisti comprati”, scritto da Udo Ulfkotte, uno dei più importanti corrispondenti esteri del più prestigioso quotidiano tedesco: “Frankfurter Allgemeine”, dove ha dichiarato di essere stato pagato dalla CIA per 17 anni e che insieme ad altre centinaia di persone ha lavorato per favorire la Casa Bianca.
Le persone devono combattere tutto questo studiando, informandosi, riflettendo. Il Capitalismo, che agisce in maniera selvaggia non rispettando certi valori e regole, vuole ridurre l’uomo a uno strumento di produzione e di consumo, per conformarlo ai “valori” delle società consumistiche come quelle americane.
L’Italia ha potuto mantenere una sua autonomia grazie all’opera e al lavoro politico di grandi statisti che avevano il senso della patria  e dello stato. Ora questi grandi leader non ci sono più ed è anche per questo che l’ignoranza avanza favorendo la corruzione che è tipica dei paesi totalitari. C’è una crisi di valori; quali sono oggi le persone che godono della pubblica ammirazione? Quelle che ostentano ricchezza e vivono di apparenza. Il nostro compito è opporci a questo processo, attraverso l’informazione e la crescita culturale e morale delle persone.

D. Ci parli dei rapporti fra colonialismo occidentale, wahabismo e sionismo. Qual è la sua opinione sul fenomeno ISIS? Le chiedo in particolare di approfondire questo aspetto: rappresentanti del Likud (partito di destra israeliano) continuano a fare visita a questi terroristi lungo il confine siriano offrendo loro assistenza medica e logistica. Possiamo dire che l’ISIS faccia gli interessi di  Israele? Insomma, quanto e in che modo, oggi, l’ISIS è funzionale allo stato israeliano ?

R. Di certo l’ISIS non rappresenta l’Islam. Ci sono tanti versi del Corano e detti del profeta che affermano ad esempio che quando un soldato si arrende o viene catturato non può essere ucciso. Ed i civili non solo non devono essere uccisi, ma devono essere addirittura difesi e non maltrattati. I video divulgati dai mass media occidentali servono a trasmettere questo messaggio: ”L’ISIS rappresenta l’Islam e quindi i musulmani devono essere combattuti in quanto sono potenziali terroristi”. Questa guerra servirebbe anche agli USA per disfarsi delle armi accumulate nei loro magazzini, una guerra funzionale alla creazione di ciò che Condoleezza Rice chiamò il “nuovo medio oriente”. Israele, nell’ambito di questo progetto, diventa una super-potenza regionale; è quindi evidente che ad Israele serve l’ISIS come rappresentazione di un Islam pericoloso. Faccio una domanda: ”Chi arma questi gruppi terroristici ? E chi acquista il petrolio che loro vendono a bassissimo prezzo? Sicuramente sia le armi che il petrolio devono per forza passare attraverso i confini di Iraq e Siria con uno o più Paesi della cosiddetta alleanza per combattere l’ISIS. E come mai molti feriti dei cosiddetti gruppi islamici che combattono in Siria e in Iraq vengono curati negli ospedali israeliani?

A cura di Stefano Zecchinelli con la collaborazione di Silvia Franceschini.
http://www.linterferenza.info/esteri/salameh-ashour-islamofobia-arma-di-ditrazione-di-massa/