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venerdì 13 novembre 2015

Fiamma Nirenstein: "Israele ha occupato la West Bank LEGALMENTE" di Silvia Franceschini



Questa mattina, mentre sorseggiavo comodamente e serenamente un buon cappuccino, ho acceso involontariamente la tv e sempre involontariamente mi sono sintonizzata su Canale 5! La mia tranquillità è stata immediatamente interrotta dalla visione della faccia in primo piano della sionista Fiamma Nirenstein (designata come prossima ambasciatrice dello stato di Israele in Italia, dal premier Netanyahu), mentre scorrevano le immagini sconvolgenti dell'ISIS e di donne con il burca, accompagnate dalla sua voce al telefono. In risposta alle domande del giornalista Maurizio Belpietro pronunciava queste parole (io le definirei menzogne allo stato puro).."palestinesi terroristi; c'è una specie di israelofobia, che è la nuova forma di antisemitismo che rischia di diventare un fenomeno clamoroso che riporta l'Europa a più di 50 anni fa; Israele viene accusato di tutte le peggiori falsità..qui bisogna cambiare marcia se non vogliamo vedere altri accoltellamenti, se non vogliamo vedere altri omicidi come a Bruxelles o a Tolosa; si accusa Israele di essere un Paese di Aparthide, mentre se solo vai in un ospedale israeliano, malati e medici, ebrei e arabi stanno letto a letto fianco a fianco; si accusa israele di pulizia etnica, mentre il numero dei palestinesi è enormemente aumentato invece che diminuito; la si accusa di volere uccidere i giovani palestinesi soltanto perchè c'è una reazione nei confronti di quelli che con i coltelli si avventano addosso ai civili, ai poveracci che camminano per le strade..."
Ma poi ne ho sentita una davvero clamorosa uscire dalla sua bocca.."la questione delle colonie risale al 1967, quando ci fu una guerra in cui la Giordania insieme ad altri paesi arabi attaccò Israele, e la West Bank che apparteneva alla Giordania fu occupata, legalmente (!) da Israele, perchè vinse questa guerra"!!! Quindi a dire della Nirenstein queste terre colonizzate sarebbero occupate LEGALMENTE. Secondo questa sua perversa teoria. i prodotti provenienti dalla West Bank sarebbero di appartenenza di Israele, perchè Israele ha occupato quelle terre LEGALMENTE.
Questo è il risultato di una caparbia ed assidua campagna denigratoria nei confronti dei palestinesi che Israele, tramite i suoi fantocci sparsi per il mondo come la Nirenstein, ci propina da decenni.
L'accusa di antisemitismo è stata creata da Israele per permettere ai sionisti di commettere le loro nefandezze nei confronti dei palestinesi in assoluto silenzio...carnefici, quindi, ma vittime agli occhi dell'Occidente.


Silvia Franceschini

lunedì 30 marzo 2015

Lega, alleanza con Netanyahu. E Salvini prepara il viaggio in Usa. di Alberto Maggi


"Nonostante le posizioni personali dobbiamo supportare Netanyahu e il suo governo perché è stato eletto democraticamente", ha affermato il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, intervistato dalla tv israeliana i24 News. "Netanyahu sa cosa fare e sono sicuro che vuole la pace in Medio Oriente, che significa pace nel Mediterraneo. Anche per questa ragione, ho incontrato il premio Nobel per la pace Shimon Peres". Dietro le parole del Governatore si cela nuova strategia del Carroccio. Con la guida di Matteo Salvini c'è stato prima l'accordo strategico con Marine Le Pen e ora una sorta di unità di vedute con la destra israeliana. Il tutto nell'ottica delle sempre più aspre critiche del leader leghista a Barack Obama, certo non amico di Netanyahu, con l'ipotesi di un viaggio ufficiale dello stesso Salvini a Washington per incontrare i big repubblicani. Insomma, le parole di Maroni confermano una svolta del Carroccio anche a livello internazionale. Alleati di Putin, del Front National e della destra israeliana e americana.

 Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74) per Affaritaliani.it


FONTE: http://www.affaritaliani.it/politica/maroni-lega-israele-360693.html?refresh_ce

lunedì 23 marzo 2015

Israele, Obama mai così duro: “Parole di Netanyahu rendono più difficile la pace” di Roberto Festa su "Il Fatto Quotidiano"

Il giorno prima del voto del 17 marzo il premier israeliano aveva affermato che “con me come premier, non ci sarà uno Stato palestinese” con lo scopo di raccogliere il voto della destra dei coloni, dei nazionalisti, degli ortodossi religiosi. Parole che, afferma il capo della Casa Bianca, “confliggono con la natura più profonda della democrazia israeliana”.

 
Chi avesse creduto, o sperato, in un mutamento di rotta nei rapporti tra Barack Obama e Benjamin Netanyahu dopo le elezioni israeliane, si deve ricredere. In un’intervista all’Huffington Post pubblicata sabato, Obama dice che le affermazioni fatte dal premier israeliano nelle ultime ore della campagna elettorale “rendono più difficile” il percorso verso la pace e “confliggono con la natura più profonda della democrazia israeliana”. Mai, nel passato, un presidente americano era andato così a fondo nel criticare la politica di un primo ministro israeliano.
Obama ha atteso due giorni pieni prima di telefonare a Netanyahu e congratularsi per la vittoria elettorale. Un segno che lo “sgarbo” compiuto da Netanyahu con il suo discorso al Congresso Usa – invitato dai repubblicani senza passare per la Casa Bianca – non è stato dimenticato. Nell’intervista, Obama comunque rivela che la telefonata a Gerusalemme non è stata di pure congratulazioni. Anzi. Il presidente americano si sarebbe lanciato in una critica piuttosto articolata di quanto detto da Netanyahu in campagna elettorale, sino a paventare la possibilità che l’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti di Israele, soprattutto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, potrà cambiare.
 Obama si sarebbe anzitutto lamentato con Netanyahu per le affermazioni contrarie alla soluzione dei “due Stati”. “Gli ho fatto presente che, considerate le sue dichiarazioni pre-elettorali, diventa difficile trovare un percorso che permetta di credere che i negoziati sono possibili”, ha spiegato Obama. Il giorno prima del voto Netanyahu aveva affermato che “con me come premier, non ci sarà uno Stato palestinese”; un’affermazione che aveva lo scopo chiaro di raccogliere il voto della destra dei coloni, dei nazionalisti, degli ortodossi religiosi, e che il premier, una volta vinte le elezioni, ha in qualche modo ritrattato, spiegando di essere a favore della soluzione dei due Stati, “se le condizioni sul terreno lo permetteranno”.
Obama mostra di non aver gradito le oscillazioni a caccia di voti di Netanyahu precisa: “Bene, prendiamo le sue parole per buone quando dice che uno stato palestinese non nascerà mai durante il suo periodo come primo ministro, e a questo punto dobbiamo valutare quali altre opzioni sono disponibili per far sì che nell’area non si sviluppi una situazione caotica”. Obama va ancora più in là e spiega che quanto promesso da Netanyahu a coloni e religiosi non può in nessun modo essere accettato dall’amministrazione americana: “Non si può accettare un perpetuo status quo, che allarghi gli insediamenti – semplicemente questa non è una ricetta che garantisca la stabilità della regione”.
Gli accenti più duri Obama li trova sul tema dell’appello – che molti in Israele hanno bollato come “razzista” – fatto da Netanyahu agli elettori di destra il giorno delle elezioni. Per convincerli ad andare ai seggi, Netanyahu aveva lanciato l’allarme sugli arabo israeliani “che vanno a votare in massa”. “Abbiamo fatto presente a Netanyahu – dice ora Obama – che questo tipo di retorica è contraria alle migliori tradizioni di Israele; che sebbene Israele è stata fondata sulla necessità di una patria per gli ebrei, la democrazia israeliana si fonda sulla premessa che ognuno nel Paese sia trattato in modo giusto e paritario”. Se questo non dovesse avvenire, chiosa Obama, in quella che è forse la parte più dura e perentoria dell’intervista, “non soltanto si daranno munizioni a coloro che non credono in uno Stato ebraico, ma comincerà a erodersi anche il significato di democrazia nel Paese”.
Nessun presidente americano, nel passato, era mai arrivato a usare accenti così forti nei confronti di un leader regolarmente eletto di Israele; sino quasi a mettere in discussione la natura democratica e pluralistica del progetto politico in corso a Gerusalemme. Nella capitale israeliana, in questo momento, tra i politici, sui media e nelle élite culturali e sociali è in corso un dibattito su dove questa ormai manifesta insofferenza di Washington potrebbe condurre. Escluso che gli Stati Uniti possano ripensare l’aiuto alla Difesa di Israele – 3 miliardi di dollari all’anno – l’ipotesi più probabile è che l’amministrazione Usa possa ammorbidire la sua opposizione al riconoscimento dello Stato palestinese. L’ipotesi, fantascienza sino a qualche mese fa, appare ora una possibilità, soprattutto se i rapporti personali tra Obama e Netanyahu dovessero continuare a precipitare. Per il governo israeliano, a questo punto, una possibile via
d’uscita verrebbe soltanto dal prossimo, convulso inizio della campagna presidenziale Usa, e dall’arrivo sperato alla Casa Bianca nel 2016 di un presidente repubblicano.


di Roberto Festa "Il fatto Quotidiano"

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/22/israele-obama-mai-cosi-duro-parole-netanyahu-rendono-difficile-pace/1527383/

mercoledì 18 marzo 2015

ISRAELE. Netanyahu stravince le elezioni - NENA NEWS




di Michele Giorgio

Gerusalemme, 18 aprile 2015, Nena NewsBenyamin Netanyahu non ha vinto, ha stravinto le elezioni legislative israeliane. Il suo partito, il Likud, ha conquistato 29  seggi (potrebbero salire a 30 con la conta dei voti dei soldati), mentre Campo Sionista del suo rivale, il laburista Yitzhak Herzog, solo 24.
A questo punto, secondo i media e contro gli exit-poll che ieri sera alla chiusura delle urne avevano dato i due partiti avversari alla pari, Netanyahu è in grado di formare una maggioranza solida con i suoi partner della destra estrema. Il partito centrista Yesh Atid, forte di 11 seggi, peraltro non esclude di entrare nella nuova maggioranza guidata dal Likud e altrettanto potrebbe fare Kalanu (10 seggi), il partito guidato da Moshe Kahlon, rappresentante della cosiddetta destra sociale, al quale qualche giorno fa Netanyahu aveva offerto il ministero delle finanze.
“Sono fiero per la grandezza di Israele, Ora dovremo formare subito un governo nazionalista forte e stabile”, ha detto Netanyahu escludendo definitivamente l’ipotesi di esecutivo di unità nazionale che si era affacciata ieri sera su proposta del capo dello stato Reuven Rivlin. Il vincitore ha già preso contatto con i leader della destra con i quali intende dare vita alla nuova coalizione. Netanyahu potrà contare anche su Yisrael Beitenu, il partito antiarabo del ministro degli esteri Avigdor Lieberman che, dato dai sondaggi fuori dalla Knesset, ha conquistato invece sei seggi. “Per noi è una vittoria”, ha commentato Lieberman “nonostante il tentativo di grandi forze di annientarci. Nessun altro partito sarebbe sopravvissuto a questa battaglia. Non è stata solo una lotta politica, siamo stati di fronte ad un annientamento mirato di un intero gruppo politico. Ci siamo confrontati contro grandi forze. Molti, anche nei media, hanno fatto fronte comune per eleminarci, ma non ci sono riusciti”.
Il terzo gruppo parlamentare alla Knesset sarà la Lista Araba Unita, con ben 14 seggi. Un risultato mai raggiunto che offre alle formazioni politiche che rappresentano la minoranza palestinese (20% della popolazione) in Israele la possibilità di mettere in piedi una opposizione forte all’offensiva, anche legislativa, della destra guidata da Netanyahu contro i cittadini arabi.

Tacciono in queste ore Herzog e l’alleata Tzipi Livni, passati dall’illusione della vittoria all’amarezza di una sconfitta quasi umiliante. Forte delusione anche per il Meretz, la sinistra sionista, che con grande fatica ha superato la soglia di sbarramento conquistando il minimo: quattro seggi. La leader Zahava Galon ha annunciato la sua rinuncia al seggio per permettere l’ingresso nella Knesset a Tamar Zandberg, quinta sulla lista presentata alle elezioni e astro nascente del partitino.
   Israele si conferma un Paese di destra, sempre più estrema. I dirigenti dell’Autorità nazionale palestinese, pur senza proclamarlo pubblicamente, avevano sperato nella sconfitta di Netanyahu. Si annunciano ora nuovi scontri diplomatici, subito, a partire dal Primo aprile quando la Palestina entrerà a far parte della Corte Penale Internazionale e potrà chiedere una indagine per crimini di guerra contro Israele. Tra molti palestinesi in ogni caso si riteneva inutile e persino dannosa la vittoria del centrosinistra che, a loro dire, non avrebbe cambiato la situazione sul terreno, ma avrebbe comunque garantito a Herzog e Livni  il sostegno dei governi occidentali.

Senza dubbio non brinda alla vittoria di Netanyahu neanche il presidente americano Barack Obama che mantienre rapporti personali molto difficili con il leader israeliano. Noto è lo scontro tra i due riguardo al possibile accordo internazionale sul programma nucleare iraniano. Comunque Obama in questi anni non ha mai fatto mancare a Israele l’appoggio decisivo degli Stati Uniti in diverse importanti circostanze alle Nazioni Unite e in altri ambiti internazionali contro i diritti dei palestinesi. Nena News

 http://nena-news.it/israele-netanyahu-stravince-le-elezioni/

venerdì 13 marzo 2015

Discorso del presidente della comunità palestinese di Roma e del Lazio, Salameh Ashour. Roma, 27.09.2014



"...Vi prometto, popolo italiano: come voi avete sconfitto il nazismo e il fascismo noi sconfiggeremo il sionismo in Palestina. 
Amici, popolo italiano, viva la vostra Resistenza che ha liberato l'Italia dalle dittature. Io vi prometto che il popolo palestinese non si arrenderà mai, il popolo palestinese porterà la bandiera della vittoria su Gerusalemme e su ogni città della Palestina. Grazie anche agli ebrei contro l'occupazione israeliana del territorio palestinese. Noi non siamo contro gli ebrei, noi siamo contro ogni tipo di dittatura, ogni tipo di discriminazione che vuole creare divisione nella nostra umanità. La nostra umanità è unica, la nostra umanità è l'umanità della vittoria, della giustizia, dell'amore, della solidarietà umana. Questo il popolo palestinese vuole esprimere, questo la Palestina oggi esprime; la vostra
presenza qui, cari fratelli e care sorelle, è per dire SI alla giustizia, per dire NO all'aggressione, per dire NO ai politicanti che appoggiano la dittatura di Israele in Palestina. Per questo vi dico: viva la Palestina libera e democratica, viva la Palestina che sarà la patria di tutti i liberi di questo mondo. A noi non interessa la
geografia, a noi interessano i cuori degli uomini, i cuori delle donne, i cuori delle mamme nostre. Per questo cari fratelli, cari amici, vi voglio dire a nome di tutta la comunità palestinese: GRAZIE GRAZIE GRAZIE. Vivano i popoli liberi, viva la libertà contro ogni tipo di dittatura, ogni tipo di nazismo, ogni tipo di fascismo. Viva la Palestina, vivano i martiri del popolo palestinese. Abbasso l'occupazione israeliana della Palestina. Israele, Netanyahu, sarai sconfitto. La bandiera della Palestina e
della libertà sarà su ogni palmo della Palelstina, perchè la patria della Palestina sarà la patria di tutti gli uomini liberi, di tutti gli esseri umani liberi, di tutti i laici, di tutti gli atei, di tutti i musulmani, di tutti gli ebrei, di tutti i cristiani; ma loro vogliono solo rispetto, vogliono fraternità, vogliono amore verso il loro prossimo. Viva la Palestina, viva la giustizia. Sconfitta sarà per ogni tipo di dittatura e per ogni tipo di razzismo. 
GRAZIE GRAZIE GRAZIE cari fratelli".



Salameh Ashour, presidente della comunità palestinese di Roma e del Lazio. Manifestazione nazionale per la Palestina a Roma. 

https://www.facebook.com/video.php?v=717560064980602&set=vb.100001798451501&type=2&theater&notif_t=video_processed

giovedì 12 marzo 2015

Abbas diplomatico, Hamas resistenza vendicativa, Netanyahu demolitore. di Silvia Franceschini

In riferimento ad una tragico avvenimento accaduto a Gerusalemme il 18 novembre del 2014, così scrivevo: 

Il presidente Abbas condanna l’uccisione dei “fedeli” israeliani avvenuta in una sinagoga a Gerusalemme da parte di due uomini del FPLP, freddati a loro volta dalla polizia israeliana. Netanyahu non ha condannato invece l’esecuzione di Yusuf Al-Rumani, un conducente di autobus, padre di due bambini, trovato impiccato domenica a Gerusalemme. L’uccisione dei 6 coloni israeliani è stata spiattellata su tutti i quotidiani e riportata come notizia principale sui vari tg; dell’uccisione dell’autista palestinese nessuno sa niente. Hamas definisce questo attentato ai coloni “un atto eroico”, ma questa non è Resistenza, si tratta di vendetta; Israele si vendicherà a sua volta..infatti, l’ultima dichiarazione di Netanyahu e’ stata: “reagiremo duramente”, dimenticando però un particolare: la reazione come risposta all’uccisione dell’autista di autobus c’e’ gia’ stata da parte dei palestinesi. E’ evidente quindi che l’intenzione di Netanyahu non e’ la vendetta bensi’ l’opportunita’ di poter continuare la sua opera di distruzione del popolo palestinese “per giustificato motivo”.

Silvia Franceschini

sabato 7 marzo 2015

LA STORIA INFINITA 67 - di Silvia Franceschini


        Sheik Jarrah, Gerusalemme Est: ieri pomeriggio, 6 marzo 2015, un palestinese che guidava un'auto, avrebbe ferito 5 soldatesse israeliane mentre aspettavano l'autobus ad una fermata (due unghie spezzate, tre extension staccate, maglietta strappata, tacco della scarpa rotto, orecchino perso, ndr!); 
il palestinese è stato ferito gravemente appena sceso dall'autovettura. Il portavoce della polizia, Micky Rosenfeld: "ATTO TERRORISTICO"! Il portavoce di Hamas: "È una reazione naturale ai crimini del
nemico"!
E la storia si ripete da quasi 70 anni...Israele si preparerà a bombardare il popolo di Gaza, Hamas si difenderà lanciando i razzi Qassam..Israele dichiarerà: "se Hamas smetterà di colpirci, noi cesseremo di difenderci"..e a Gaza ci saranno momenti interminabili di panico, terrore, corpi dilaniati
, bambini massacrati..e un paio di Jeep ribaltate e buchi di 10 cm di diametro lungo le strade deserte di Tel Aviv. Il presidente Abu Mazen, solo dopo qualche giorno, chiederà la tregua a Netanyahu, ed El Sisi, dopo altri giorni e dopo aver bombardato altri tunnel a Gaza, farà da tramite per ottenere la tregua.

Silvia Franceschini

lunedì 23 febbraio 2015

Intervista a Salameh Ashour su 'Islamofobia' e ISIS - di Stefano Zecchinelli con la collaborazione di Silvia Franceschini

Pubblicata sul giornale on line "l'Interferenza". Direttore: Fabrizio Marchi





La comparsa sullo scacchiere mediorientale del ‘fenomeno’ ISIS – ora semplicemente IS, quindi Stato Islamico – ha fortemente contribuito ad alimentare la propaganda islamofoba nel mondo occidentale; un vero e proprio bombardamento mediatico molto simile, per la modalità e la rozzezza degli attacchi, a quello portato avanti nell’era Bush.
Per approfondire la questione abbiamo rivolto alcune domande  a Salameh Ashour, Imam e Presidente della comunità palestinese di Roma e del Lazio, in particolare proprio sui temi  dell’ “islamofobia” occidentale,della propaganda di guerra e del conflitto medio-orientale.

D. Presidente, qual è la  sua opinione sulla cosiddetta ”islamofobia” promossa dai mass media in tutto il mondo occidentale, con particolare riferimento alla situazione italiana?

R. La situazione italiana è parte di un progetto complessivo che vuole alimentare la conflittualità verso il mondo islamico; tutto questo è iniziato con l’attacco alle Torri Gemelle, quindi possiamo dire che è una strategia che parte da lontano.
Nel momento in cui ebbe fine la guerra fredda con l’Urss, era necessario creare un nuovo nemico visibile e  utile a giustificare i finanziamenti che gli USA e i Paesi che girano nella loro orbita elargivano (e continuano ad elargire) alle multinazionali delle armi, permettendo a queste di arricchirsi. I nemici visibili e reali potevano essere due: o la Cina (che poteva davvero rappresentare un pericolo per l’egemonia americana); o il mondo musulmano. Gli Usa optarono per l’Islam, data anche la natura post-coloniale dei governi ( Egitto, Tunisia, Arabia Saudita, ecc … ); in questi paesi gli americani crearono dei regimi che impedivano e tuttora impediscono alle persone di vivere una vita democratica ed egalitaria, cioè quella vita “tranquilla” che viene vissuta dagli europei  dopo la vittoria sul nazi-fascismo. Gli Usa sono i primi a non volere il cambiamento in questi paesi per poter, restando in affari con le dittature arabe, riscuotere i profitti dell’industria petrolifera. Tutto questo consente agli Usa di tenere la situazione sotto controllo.
I gruppi dominanti che sfruttano le risorse del mondo hanno il maggiore interesse ad alimentare l’islamofobia; questi non vogliono altro che impaurire la popolazione, creando insicurezza, in modo che si accettino tacitamente gli enormi finanziamenti dati alle multinazionali delle armi.
Tutta questa propaganda, ovviamente, è falsa: l’Islam si fonda sulla convivenza pacifica – convivenza che dura dal VII secolo in tutto il mondo arabo – fra musulmani, ebrei, cristiani e persone di altre appartenenze religiose; basti osservare Paesi come la Siria, l’Iraq, il Libano e la Palestina fino alla creazione dello Stato di Israele.
L’islamofobia è, per concludere, uno strumento dei grandi gruppi finanziari che vogliono mantenere il Medio Oriente sottomesso a regimi dittatoriali ed anti-popolari; così facendo l’imperialismo continua a ridurre i popoli alla fame.

D. Lei ha fatto riferimento anche allo scontro fra USA e URSS, quasi facendo un parallelismo fra questo e l’aggressione nord-americana al mondo arabo. A suo parere c’è una connessione ideologica fra l’anticomunismo e l’islamofobia ?

R. Sicuramente il capitalismo e l’imperialismo Usa hanno minato la convivenza fra etnie portatrici di culture diverse. Gli Usa hanno appoggiato i colpi di Stato in America Latina impedendone lo sviluppo, assicurandosi petrolio e risorse, spogliando questi popoli delle ricchezze a vantaggio dei generali golpisti e delle multinazionali. Come si può giustificare tutto questo, in nome dell’anticomunismo? L’anti-islamismo, oggi, ha per gli Usa la stessa funzione.
Gli Usa oggi appoggiano i regimi dittatoriali nel mondo arabo così come ieri appoggiavano criminali come Pinochet e altre dittature militari in America Latina in nome dell’anticomunismo. Bisognerebbe invece lavorare per assicurare, al contrario, istruzione, sanità e democrazia, e invece anche i più semplici bisogni delle persone non vengono garantiti, non solo, ma vengono sistematicamente calpestati anche i più elementari diritti dell’uomo.
L’Islam invece vuol dire giustizia, rispetto dei diritti altrui, quindi queste dittature non hanno nulla a che fare con l’Islam stesso ma vogliono solo legittimare il loro potere.
Di sicuro, da un certo punto di vista, l’islamofobia ha le stesse radici ideologiche dell’anticomunismo, perché i gruppi che ne traggono vantaggio sono sempre gli stessi. Siamo governati da un governo occulto che vuole sottomettere i popoli.
Oggi gli Usa – ad esempio – sfruttano l’ISIS da loro stessi creato, per costruire il cosiddetto “nuovo” medio-oriente allineato con i progetti egemoni sionisti. Insomma, il mondo arabo viene rimodellato sulla base della costituzione di tanti piccoli Stati asserviti al neocolonialismo occidentale.
Israele vuole che l’ ANP (Autorità Nazionale Palestinese) riconosca lo stato sionista in quanto Stato per soli ebrei, ma questo è un concetto razzista perché esclude oggettivamente gli arabi. E intanto Israele  continua a erigere muri, distruggendo tutti i quartieri arabi, sia islamici che cristiani, obbligando le popolazioni locali a fuggire.
Dobbiamo opporci con forza a questo progetto.

D. In America è stato teorizzato lo scontro di civiltà fra Occidente e Islam. In conseguenza di ciò, USA e Israele hanno dato vita ad  una guerra preventiva ideologica che ha preceduto l’aggressione militare vera e propria. Le chiedo: in un paese come l’Italia, che peso hanno avuto giornalisti e scrittori come Oriana Fallaci e Magdi Allam nell’egemonizzare e condizionare culturalmente le masse? Quanto ha contribuito la letteratura di guerra della Fallaci nel creare un insieme di luoghi comuni difficili da eradicare? Crede che la situazione di degrado culturale e di disinformazione nel nostro paese abbia raggiunto un alto livello di gravità?

R. Penso che nei paesi occidentali, quindi anche l’Italia, ci sia una crisi di valori molto profonda. C’è un progetto ben consapevole e lucido che ci ha portati in questa situazione. Oggi, ad esempio, la famiglia è scomparsa, non esiste più.  E se non c’è più la famiglia allora non c’è neanche più amore; questo modello di società li esclude entrambi.
Oriana Fallaci è stata inquadrata per diffondere questo tipo di mentalità americanizzante. E Magdi Allam chi è? Una persona comune che diventa all’improvviso vice-direttore del più grande quotidiano italiano. Come è potuto accadere tutto questo quando ci sono uomini e giornalisti di grande cultura che non riescono a trovare un inserimento adeguato? Anche Magdi Allam è stato inquadrato per diffondere paura e ostilità verso l’Islam. Questo è il suo compito conforme ad un progetto preciso. E qui mi viene in mente un libro dal titolo eloquente: “Giornalisti comprati”, scritto da Udo Ulfkotte, uno dei più importanti corrispondenti esteri del più prestigioso quotidiano tedesco: “Frankfurter Allgemeine”, dove ha dichiarato di essere stato pagato dalla CIA per 17 anni e che insieme ad altre centinaia di persone ha lavorato per favorire la Casa Bianca.
Le persone devono combattere tutto questo studiando, informandosi, riflettendo. Il Capitalismo, che agisce in maniera selvaggia non rispettando certi valori e regole, vuole ridurre l’uomo a uno strumento di produzione e di consumo, per conformarlo ai “valori” delle società consumistiche come quelle americane.
L’Italia ha potuto mantenere una sua autonomia grazie all’opera e al lavoro politico di grandi statisti che avevano il senso della patria  e dello stato. Ora questi grandi leader non ci sono più ed è anche per questo che l’ignoranza avanza favorendo la corruzione che è tipica dei paesi totalitari. C’è una crisi di valori; quali sono oggi le persone che godono della pubblica ammirazione? Quelle che ostentano ricchezza e vivono di apparenza. Il nostro compito è opporci a questo processo, attraverso l’informazione e la crescita culturale e morale delle persone.

D. Ci parli dei rapporti fra colonialismo occidentale, wahabismo e sionismo. Qual è la sua opinione sul fenomeno ISIS? Le chiedo in particolare di approfondire questo aspetto: rappresentanti del Likud (partito di destra israeliano) continuano a fare visita a questi terroristi lungo il confine siriano offrendo loro assistenza medica e logistica. Possiamo dire che l’ISIS faccia gli interessi di  Israele? Insomma, quanto e in che modo, oggi, l’ISIS è funzionale allo stato israeliano ?

R. Di certo l’ISIS non rappresenta l’Islam. Ci sono tanti versi del Corano e detti del profeta che affermano ad esempio che quando un soldato si arrende o viene catturato non può essere ucciso. Ed i civili non solo non devono essere uccisi, ma devono essere addirittura difesi e non maltrattati. I video divulgati dai mass media occidentali servono a trasmettere questo messaggio: ”L’ISIS rappresenta l’Islam e quindi i musulmani devono essere combattuti in quanto sono potenziali terroristi”. Questa guerra servirebbe anche agli USA per disfarsi delle armi accumulate nei loro magazzini, una guerra funzionale alla creazione di ciò che Condoleezza Rice chiamò il “nuovo medio oriente”. Israele, nell’ambito di questo progetto, diventa una super-potenza regionale; è quindi evidente che ad Israele serve l’ISIS come rappresentazione di un Islam pericoloso. Faccio una domanda: ”Chi arma questi gruppi terroristici ? E chi acquista il petrolio che loro vendono a bassissimo prezzo? Sicuramente sia le armi che il petrolio devono per forza passare attraverso i confini di Iraq e Siria con uno o più Paesi della cosiddetta alleanza per combattere l’ISIS. E come mai molti feriti dei cosiddetti gruppi islamici che combattono in Siria e in Iraq vengono curati negli ospedali israeliani?

A cura di Stefano Zecchinelli con la collaborazione di Silvia Franceschini.
http://www.linterferenza.info/esteri/salameh-ashour-islamofobia-arma-di-ditrazione-di-massa/