martedì 31 marzo 2015
"La Palestina è..." - Silvia Franceschini -
La Palestina non e' solo la gente morta ammazzata, non e' solo poverta', miseria, paura ed angoscia. La Palestina non e' solo la fame, la disperazione, i corpi lacerati e mutilati.. La Palestina esiste, vive, e si nutre con l'amore, con la condivisione, con la lotta, con la speranza, con la fratellanza, con la forza e con gli ideali! La Palestina e' il simbolo della resistenza e della vita.
Silvia Franceschini
"Gaza non è la più bella delle città..." - Mahmoud Darwish
"Gaza non è la più bella delle città.
La sua costa non è più blu rispetto a quelle di altre città arabe.
Le sue arance non sono le migliori del Mediterraneo.
Gaza non è la più ricca delle città.
(Pesce, arance, sabbia e tende abbandonate dai venti, merci di contrabbando e braccia da affittare) E Gaza non è la più raffinata delle città, o la più grande. Ma lei è equivalente alla storia di una nazione, perché è la più ripugnante tra di noi
agli occhi del nemico - la più povera, la più disperata, e la più feroce. Perché lei è un incubo. Perché lei è arance che esplodono, bambini senza infanzia, uomini senza una vecchiaia, e donne senza desiderio.
Poiché lei è tutto questo, lei è la più bella tra noi, la più pura, la più ricca e più degna di amore".
Mahmoud Darwish
La sua costa non è più blu rispetto a quelle di altre città arabe.
Le sue arance non sono le migliori del Mediterraneo.
Gaza non è la più ricca delle città.
(Pesce, arance, sabbia e tende abbandonate dai venti, merci di contrabbando e braccia da affittare) E Gaza non è la più raffinata delle città, o la più grande. Ma lei è equivalente alla storia di una nazione, perché è la più ripugnante tra di noi
agli occhi del nemico - la più povera, la più disperata, e la più feroce. Perché lei è un incubo. Perché lei è arance che esplodono, bambini senza infanzia, uomini senza una vecchiaia, e donne senza desiderio.
Poiché lei è tutto questo, lei è la più bella tra noi, la più pura, la più ricca e più degna di amore".
Mahmoud Darwish
"Per diventare foreign fighter contro l'Is bastano Facebook e mille euro". di Antonio Iovane / Radio Capital
ROMA - “Sei benvenuto tra noi”, mi scrivono le forze curde in Siria prima di spiegarmi la procedura per diventare un foreign fighter
in quello che sarà un breve dialogo preliminare colorato dalla
propaganda. Mettersi in contatto con le Ypg - le Unità di protezione del
popolo - non è stato difficile, è bastata qualche ricerca e un po’ di
Facebook, perché è anche dai social network che si combatte la guerra,
oggi.
Le Ypg sono nate in Siria per contrastare Assad, e combattono – con risultati importanti – la guerra contro lo Stato Islamico accanto ai curdi del Pkk, mentre ai peshmerga è affidata principalmente la resistenza in Iraq. Entrare nelle unità di protezione del popolo non costituisce reato, il decreto antiterrorismo approvato il 10 febbraio prevede che sia vietato combattere all’estero (da tre a sei anni di carcere) ma c’è una deroga per chi lo fa contro l’Is o, comunque, senza avere “finalità terroristiche”. È con le Ypg che si sono arruolati, da quel che si sa, cinque italiani.
"Entra nelle Ypg, manda i terroristi all’inferno e salva l’umanità" è il
messaggio che accoglie l’aspirante “leone del Rojava”, la regione
controllata dai curdi a nord della Siria. Tento un abboccamento
chiedendo com’è la situazione. E dopo tre ore e mezzo arriva la prima
risposta. "La situazione è molto buona. Combattiamo il Califfato per
tutta la parte a sud del Rojava, ora".
Quanti sono i combattenti delle Ypg in totale?
"Sono 50mila".
Ci sono molti italiani?
"Qui c’è un po’ di tutto".
Accettate anche donne straniere nelle vostre unità?
"Sì, certo. Le unità di protezione delle donne formano un terzo del nostro esercito".
E allora vengo al punto: l’arruolamento.
Come potrei fare se volessi entrare nelle Ypg?
"Sei benvenuto tra noi. Devi prendere un volo fino a Sulaymaniyah city, in Kurdistan, nel nord dell’Iraq. Ci saranno delle persone ad aspettarti. Ci occuperemo noi di tutto. Devi però prima mandarci una copia del tuo passaporto e, naturalmente, i riferimenti del tuo volo".
E come posso fare per il visto?
"Per arrivare qui non c’è bisogno del visto".
E una volta atterrato a Sulaymaniyah city dove andremo?
"Ti porteremo in auto nella base di Derek city, in Siria, a 6 ore di viaggio e 460 chilometri. Lì c’è una speciale accademia per i combattenti occidentali".
Ma sulla strada c’è Mosul, controllata dall’Is.
"Non passeremo per Mosul, devieremo verso nord".
E una volta uscito dall’Accademia?
"Spetterà a te decidere se andare sul fronte oppure no".
Nel caso in cui decidessi di non stare sul fronte dove starei?
"Sarai dietro, nelle retrovie".
Potrò portare effetti personali con me, per esempio il cellulare?
"No, e non potrai avere con te il cellulare. Ma non avrai bisogno di niente".
Ma sarei libero di lasciare l’esercito quando voglio?
"Nessun problema, potrai andare via quando vorrai".
Cosa succede se un combattente viene rapito dallo Stato islamico?
"Non c’è possibilità che tu venga rapito".
Perché?
"Di questo siamo sicuri. Facciamo in modo che le nostre unità non corrano quel rischio".
Quanto durerà questo conflitto?
"Nessuno può saperlo, sarà molto lunga."
Pensate di vincere contro l’Is?
"Vinceremo. Ma il prezzo sarà alto".
Per partire per Sulaymaniyah city (la città controllata dalle Ypg) il volo al momento più conveniente impiega 13 ore con due scali: Londra e Amman. Per mille euro ci si può ritrovare a combattere contro il Califfato.
Le Ypg sono nate in Siria per contrastare Assad, e combattono – con risultati importanti – la guerra contro lo Stato Islamico accanto ai curdi del Pkk, mentre ai peshmerga è affidata principalmente la resistenza in Iraq. Entrare nelle unità di protezione del popolo non costituisce reato, il decreto antiterrorismo approvato il 10 febbraio prevede che sia vietato combattere all’estero (da tre a sei anni di carcere) ma c’è una deroga per chi lo fa contro l’Is o, comunque, senza avere “finalità terroristiche”. È con le Ypg che si sono arruolati, da quel che si sa, cinque italiani.
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Quanti sono i combattenti delle Ypg in totale?
"Sono 50mila".
Ci sono molti italiani?
"Qui c’è un po’ di tutto".
Accettate anche donne straniere nelle vostre unità?
"Sì, certo. Le unità di protezione delle donne formano un terzo del nostro esercito".
E allora vengo al punto: l’arruolamento.
Come potrei fare se volessi entrare nelle Ypg?
"Sei benvenuto tra noi. Devi prendere un volo fino a Sulaymaniyah city, in Kurdistan, nel nord dell’Iraq. Ci saranno delle persone ad aspettarti. Ci occuperemo noi di tutto. Devi però prima mandarci una copia del tuo passaporto e, naturalmente, i riferimenti del tuo volo".
E come posso fare per il visto?
"Per arrivare qui non c’è bisogno del visto".
E una volta atterrato a Sulaymaniyah city dove andremo?
"Ti porteremo in auto nella base di Derek city, in Siria, a 6 ore di viaggio e 460 chilometri. Lì c’è una speciale accademia per i combattenti occidentali".
Ma sulla strada c’è Mosul, controllata dall’Is.
"Non passeremo per Mosul, devieremo verso nord".
E una volta uscito dall’Accademia?
"Spetterà a te decidere se andare sul fronte oppure no".
Nel caso in cui decidessi di non stare sul fronte dove starei?
"Sarai dietro, nelle retrovie".
Potrò portare effetti personali con me, per esempio il cellulare?
"No, e non potrai avere con te il cellulare. Ma non avrai bisogno di niente".
Ma sarei libero di lasciare l’esercito quando voglio?
"Nessun problema, potrai andare via quando vorrai".
Cosa succede se un combattente viene rapito dallo Stato islamico?
"Non c’è possibilità che tu venga rapito".
Perché?
"Di questo siamo sicuri. Facciamo in modo che le nostre unità non corrano quel rischio".
Quanto durerà questo conflitto?
"Nessuno può saperlo, sarà molto lunga."
Pensate di vincere contro l’Is?
"Vinceremo. Ma il prezzo sarà alto".
Per partire per Sulaymaniyah city (la città controllata dalle Ypg) il volo al momento più conveniente impiega 13 ore con due scali: Londra e Amman. Per mille euro ci si può ritrovare a combattere contro il Califfato.
Antonio Iovane / Radio Capital
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lunedì 30 marzo 2015
LA PIU' GRANDE RAPINA DELLA STORIA. di Ouday Ramadan.
Indagine storica fatta da fonti israeliane per non essere accusato di partigianeria araba.
Nel 1837 iniziarono i lavori per la costruzione della prima colonia ebraica in terra palestinese.
A quel tempo il numero di cittadini ebrei in Palestina era di 1.500 persone.
Tre anni dopo, il numero raggiunse 10.000, per arrivare a 22.000 nel 1881.
Il 1906 vide l'arrivo in Palestina di altri 25.000 ebrei.
Nel 1910 gli ebrei in Palestina costruirono la prima colonia agricola.
Durante la Prima guerra mondiale gli ebrei emigrati in Palestina furono 85.000.
Le loro colonie erano 44, su un'area di 418 ettari.
Il progetto sionista iniziale non prevedeva di occupare in forze la Palestina immediatamente.
Infatti i sionisti nei decenni hanno inghiottito la Palestina poco alla volta, attraverso la costruzione delle loro colonie.
La tipica colonia ebraica non è semplicemente formata da abitazioni e strade, ma è anche una vera e propria roccaforte.
All'interno della colonia abitano i miliziani assieme ai loro familiari, e vi si trovano magazzini di armi e ampie scorte di derrate alimentari per resistere in caso di assedio.
La colonia sionista gode di tutti i confort necessari ed è composta da una società non omogenea etnicamente ma al cui interno vivono numerosi ebrei diversi per nazionalità e lingua, accomunati dalla protezione delle armi.
I sionisti ebbero l'idea della costruzione della colonia ebraica rifacendosi all'esperienza americana con gli "indiani" "pelle rossa" e all'esperienza inglese in Africa ed in India.
Nell'esperienza americana, gli americani costruivano colonie fortificate dalle quali sferravano gli attacchi ai Pellerossa occupando le loro immense lande, ettaro dopo ettaro. In analoga maniera, Israele si è auto costituito attraverso l'inghiottimento delle terre, giorno dopo giorno.
Senza ombra di dubbio, questo progetto necessita di grande volontà e di lungo respiro.
Oggi si può dire che la colonia è la cellula fondamentale nel corpo israeliano.
Tutti gli Stati del mondo sono composti da città e villaggi, eccetto Israele.
In Israele esistono solo colonie, grosse e piccole.
Durante la Prima guerra mondiale il numero degli ebrei diminuì da 85.000 a 55.000. Molti di loro lasciarono la terra promessa in un contro esodo, per altre destinazioni più sicure.
Un mese dopo la promessa di Balfur, le forze britanniche occuparono la Palestina.
Il Generale inglese Allenby entrò a Gerusalemme dopo un lungo assedio alle truppe ottomane.
Dopo avere imposto il protettorato sulla Palestina, gli inglesi favorirono l'immigrazione ebraica in Palestina.
Il 1919 vide crescere l'esodo degli ebrei, provenienti da tutto il mondo, verso le spiagge palestinesi.
Nei soli tre anni successivi, centinaia di navi portarono in Palestina ben 385.000 ebrei.
Con l'appoggio del forte alleato inglese, gli ebrei iniziarono a costruire le colonie.
Vicino a Yaffa e lungo la costa venne costruita una colonia di nome Tel Aviv, che diventerà la capitale politica dell'entità sionista.
Sin dal 1917 i palestinesi e fino alla costituzione dell'entità sionista abbracciarono i fucili difendendo la loro patria.
Rare fotografie dell'epoca mostrano la bandiera palestinese, la quale mostra all'interno del triangolo una mezza luna islamica, al cui interno vi è una croce cristiana. Si tratta della bandiera simbolo dei Rivoluzionari Palestinesi.
Nel 1936 la Rivoluzione Palestinese ebbe inizio. Gli imperatori inglesi affrontarono i rivoluzionari con metodi barbari che andarono dalla tortura alla prigionia.
I Rivoluzionari Palestinesi attaccarono i convogli britannici, e quest'ultimi risposero bruciando i raccolti dei Palestinesi. Nel 1936 caddero 2.000 Martiri Palestinesi e vennero uccisi 200 soldati inglesi oltre a 350 coloni ebrei.
Gli storici filo sionisti non narrano della cacciata da Gerusalemme dei coloni ebrei, nonostante le modeste e primitive risorse dei Palestinesi. Dodici anni prima dell'occupazione della Palestina, gli occupanti inglesi costituivano scorte armate per i coloni cacciati da Gerusalemme.
Con la fine della Seconda guerra mondiale, l'esodo degli ebrei in Palestina aumentò a dismisura. Dall'isola di Cipro le navi colme di ebrei partirono in direzione Palestina, segretamente e pubblicamente, di notte e di giorno.
Il tutto accade con la compiacenza degli inglesi. Gli inglesi addestrarono le bande sioniste come l'Irgun, il WashStern e l'Haganà.
Isaac Rabin (pupillo dei pacifinti) dichiarava di essere un membro dell'Haganà.
Nel 1941 queste formazioni paramilitari ebraiche iniziarono le operazioni per aiutare i britannici ad occupare la Siria ed il Libano, che a quel tempo erano sotto la giurisdizione del governo francese di Vichy, alleato dei nazisti.
La collaborazione tra le formazioni paramilitari sioniste e gli inglesi durò fino al 1943.
Isaac Rabin raccontava dell'addestramento militare impartito agli ebrei dagli inglesi, i quali impiegarono le milizie paramilitari sioniste in azioni di sabotaggio nei confronti di Rommel, per impedire a quest'ultimo di controllare l'Egitto e di dirigersi poi verso la Palestina.
In quell'anno arrivò in Palestina un certo Menachem Begin, mentre Ben Gurion mandava i sui collaboratori in Europa ad acquistare armi. Nello stesso tempo Golda Meir girovagava negli Stati Uniti, alla ricerca degli aiuti e dei capitali necessari che permettessero a Ben Gurion l'acquisto delle armi.
Le armi arrivarono in mano agli ebrei in Palestina e il 9 aprile del 1948 le bande sioniste uccisero 240 palestinesi nella carneficina conosciuta come Deir Yassin, seminando il panico fra i civili palestinesi.
Dunque, l'entità sionista si è basata prima di tutto sulla compiacenza del suo forte alleato inglese, il quale ha permesso l'esodo degli ebrei in Palestina.
L'altro pilastro nell'istituzione dell'entità sionista era la costruzione delle colonie, da dove partivano gli attacchi ai villaggi palestinesi.
I palestinesi erano dei poveri contadini disarmati.
Poco alla volta, Israele inghiottiva i villaggi abbandonati dai palestinesi, fuggiti in massa dopo la diffusione del panico seguito ai massacri da parte dei sionisti.
Quindi, ricapitolando, il triangolo della potenza dell'istituzione d'Israele era composto da :
1. l'alleato inglese fortissimo;
2. le colonie ben armate ed addestrate dagli inglesi;
3. Il panico conseguente alle carneficine commesse ai danni dei poveri contadini palestinesi.
Otto ore prima della fine del protettorato inglese sulla Palestina, alle ore 16.00 del 15 maggio 1940 fu annunciata la costituzione dell'entità sionista con capitale Tel Aviv, la colonia più armata.
Prima di lasciare la Palestina, gli inglesi avevano informato gli ebrei del loro ritiro, dandogli la possibilità agli di conoscere le postazioni militari strategiche, affinché se impossessassero. Così le bande sioniste riuscirono a controllare il territorio palestinese, dopo una occupazione inglese durata 31 anni.
Ben Gurion, ex ufficiale britannico, annunciava la costituzione dell'entità sionista denominata Israele, diventandone il Primo Ministro nonché il simbolo della sua potenza e della sua arroganza.
In quel giorno, i coloni piangevano di gioia per la nascita d'Israele, danzando ai ritmi dell'inno della loro entità appena costituita.
Le parole di quell'inno di origine russa immagazzinavano molti significati. L'inno di Israele è intitolato Haticva, che significa la speranza.
La speranza che incita il soldato a combattere, che senza quella speranza è portato a perdere la battaglia e la causa, pure se è armato di tutti le armi di questo mondo.
Può darsi che quella speranza trovata dai sionisti e persa dagli arabi è stata la causa della nascita di Israele.
"Fino a quando risiedi nel cuore...
l'anima ebrea desidera..
avanti verso Oriente...
l'occhio guarda a Sion..
La nostra speranza non si è fermata...
Una speranza che vive da 2000 anni...
Di essere un popolo libero a casa nostra..
Terra di Sion e di Gerusalemme...."
Dall'inno sionista.
Isaak Rabin raccontava che nel giorno dell'annuncio, gli ebrei ballavano e cantavano mentre lui ed i suoi compagni sapevano che quello era solo l'inizio.
Nel giorno in cui l'Onu riconosceva Israele, i "terroristi" palestinesi iniziavano le loro azioni.
Ventiquattrore dopo l'annuncio della costituzione d'Israele, gli eserciti arabi entravano in guerra, ricevuti dai palestinesi con le rose ed il riso in segno di gioia.
Il Generale egiziano Abd El Menem Kato raccontava che nel 1948, quando ancora era allievo ufficiale, prima che terminasse l'accademia, lui e i suoi commilitoni si sorpresero nel vedersi promossi ufficiali di guerra. Raccontava che l'allora ministro della difesa egiziano Haidar Pasha li aveva convocati dicendo: ragazzi, andremo in Palestina e questa missione sarà un gioco da ragazzi, per questo vi abbiamo promosso, per difendere la patria.
Houssein Eshafiei, ex membro del Comando della Rivoluzione Egiziana, racconta che l'allora Re d'Egitto aveva convocato gli ufficiali egiziani nel Palazzo del Popolo (era la prima volta che il Re visitava quel palazzo), e da una scala di marmo si era affacciato dicendo: entriamo in guerra.
In guerra entrarono gli eserciti arabi oltre all'Egitto, La Siria, la Jordania, il Libano e l'Iraq, aiutati da migliaia di Rivoluzionari Palestinesi.
Gli arabi avevano chiamato la guerra "Guerra della Liberazione della Palestina" mentre gli ebrei la chiamavano " Guerra dell'Indipendenza d'Israele".
La terribile guerra del 1948 aveva inizialmente avuto varie vittorie arabe.
Malgrado la caduta di Acco, le truppe siriane riuscivano a liberare la città di Samakh e a conquistare le colonie di Shaeer Hagoulan e Massada.
Sul fronte Nord, i comitati popolari libanesi, insieme alle truppe statali, riuscivano a conquistare i villaggi di
Qadas e Malekia in Alta Galilea.
Nelle prime ore della guerra, l'aviazione egiziana compieva raid su Tel Aviv, spianando la strada alla fanteria, giunta a 70 kilometri di distanza.
A Gerusalemme, circa 1.500 soldati giordani, insieme ai Rivoluzionari Palestinesi, riuscivano a contrastare l'avanzata di 6.500 soldati al comando di Ariel Sharon.
Nella battaglia della difesa della città Santa Gerusalemme, le truppe arabe riuscivano a rompere l'assedio ebraico uccidendo circa 2000 soldati israeliani e ferendo persino Ariel Sharon che venne catturato dall'esercito giordano.
L'esercito giordano aveva pure medicato Sharon, trasportandolo nelle retrovie all'interno di un campo di prigionieri, per poterlo scambiare con un prigioniero arabo dopo la fine della guerra.
Che peccato.
Meglio che mi fermo qui, oppure vado avanti? Non capita tutti i giorni di vedere Sharon ferito e imprigionato.
Il 10 giugno del 1948 il Consiglio di Sicurezza intervenne all'Onu imponendo il cessate il fuoco per un mese intero.
L'Emiro Arabo Abddallah Ibn El Houssein entrò a Gerusalemme circondato da ufficiali arabi.
Venne ricevuto con tutta la gioia dei palestinesi costretti all'esilio dopo le carneficine dei sionisti.
Il paradosso della guerra del 1948 era che l'esercito israeliano fu fondato due settimane dopo l'inizio della battaglia e durante il fervore dei combattimenti con i Rivoluzionari Palestinesi (Fidayyin) e gli eserciti arabi.
Le forze sioniste dell'epoca contavano su circa 100.000 soldati fra uomini e donne, suddivisi in 12 battaglioni di fanteria, insieme a reparti corazzati e ad aerei di tipo Speed Fire e Short Stirling.
I centomila soldati sionisti, ben addestrati ed equipaggiati, affrontarono venticinquemila uomini fra soldati arabi e Fedayyen Palestinesi. I soldati sionisti erano di gran lunga più esperti di quelli arabi. La Divisione sionista era conosciuta come la divisione ebraica all'interno dell'esercito inglese, aveva combattuto insieme agli inglesi durante la Seconda guerra mondiale. Erano ben piazzati all'interno delle colonie che erano delle vere roccaforti impenetrabili. Le colonie erano suddivise in due parti, la prima era visibile mentre l'altra era sotterranea. Era composta da vari gruppi militari, in diretto contatto fra loro e muniti di sofisticati sistemi di controllo e di torri di guardia, che formavano una linea di difesa insuperabile.
Mentre gli arabi festeggiavano il ritorno di Gerusalemme, l'esercito sionista si organizzava formando i due battaglioni corazzati chiamati in gergo "il battaglione inglese" e "il battaglione russo". Possedevano solo 14 carri armati.
Il 10 luglio del 1948 la tregua veniva interrotta dando inizio di nuovo alla guerra.
Nel secondo round, l'esercito sionista ebbe la meglio. La collaborazione fra l'aviazione, le truppe corazzate e la fanteria fu stata determinante per i sionisti, segnando le sorti della guerra. L'esperienza maturata dell'ufficiale ebreo nell'esercito inglese fu stata indispensabile. Fu copiata la strategia militare tedesca nell'invasione della Polonia. Bombardare con l'aviazione ed i cannoni spianando la strada alla fanteria.
Malgrado le incomprensioni fra i reparti sionisti, dovute alle diverse lingue dei reparti, in particolare fra quelli di provenienza inglese e quelli russi, i sionisti riuscivano ad avanzare nel territorio palestinese grazie all'equipaggiamento ed all'addestramento.
Dopo due settimane dall'inizio della guerra, l'aviazione sionista, grazie all'acquisto di quattro aerei di fabbricazione cecoslovacca, riuscivano a porre fine all'avanzata dell'esercito egiziano.
I piloti sionisti erano ben addestrati rispetto ai principianti arabi, i quali videro abbattere i propri aerei, risalenti alla prima guerra mondiale, dalla contro aerea sionista d'ultima generazione.
La sintonia fra i reparti sionisti assomigliava ad una forbice, che riusciva a tagliare e a fare a pezzi l'avanzata dei cosiddetti eserciti arabi.
Riuscirono a far arretrare l'esercito egiziano fino ad Al Naqab e ad arrestare l'avanzata dell'esercito giordano.
In soli nove giorni si sanciva la battaglia dell'occupazione della Palestina. Però, le battaglie di dissanguamento sarebbero continuate fino alla fine di ottobre.
I villaggi e le città palestinesi cominciavano a cadere sotto l'occupazione sionista, da Tiberiade passando per Haifa e Safad arrivando ad Acco.
Le immagini della cavalleria sionista assomigliano a quelle dei film dei cow-boy alla conquista dei villaggi dei "pelle rossa".
Alla fine di ottobre cadeva l'alta Galilea. Al di là del giudizio tecnico su quella guerra, e lontano dalla storia dei tradimenti, i soldati arabi hanno scritto pagine di Dignità. I soldati ed i Rivoluzionari Palestinesi riuscivano ad uccidere ben 6.373 soldati sionisti. Questo numero supera la somma di tutti i soldati sionisti uccisi nelle cinque guerre successive.
L'esercito Egiziano, malgrado il non equipaggiamento riusciva a combattere con Onore fino alla morte. Gli eroici soldati egiziani attaccavano le fortificazioni dei sionisti con l'arma bianca e senza alcun carro armato a difesa. I loro fucili erano delle vere patacche vendute dagli europei. Malgrado ciò i soldati egiziani riusciva ad infliggere pesanti perdite nelle fila dei sionisti.
Il male equipaggiato esercito egiziano riusciva ad arrivare a 15 kilometri da Tel Aviv, assediando la cittadina di Sdoud.
Il glorioso esercito iracheno era riuscito ad assediare Haifa ma ad un passo dalla capitolazione dei sionisti in quella città, gli ordini del comando politico a Bagdad furono di battersi in ritirata.
Giamal Abd Ennaser raccontava: la nostra sconfitta nel '48 fu dovuta alla non unità dei comandi, e ai tradimenti di Bagdad.
Un intero popolo è dovuto fuggire per lasciare il posto ad un altro popolo.
Quello che hanno realizzato gli ebrei sparsi nel mondo è un vero miracolo. Un popolo che non esisteva è riuscito a cacciare un popolo che esisteva da duemila anni. Cacciare il popolo palestinese che viveva in una regione con una schiacciante maggioranza musulmana è un fatto straordinario.
Il 4,5% di ebrei riusciva ad avere il dominio sul 95,5 % di autoctoni.
Come hanno potuto, gli ebrei sparsi nel mondo, avere il dominio su una terra, senza aver minimamente il diritto ad averne il dominio?
Come hanno potuto mantenere questa sorte di illegittimità facendola diventare diritto per oltre sessant'anni?
Gli ebrei arrivati in Palestina da ogni dove sono riusciti a compiere la più grande rapina della storia, saccheggiando terreni, case, bestiame.
Dalle tende alle colonie d'Israele di oggi. La Storia continua. Vi ho raccontato il saccheggio della Palestina ma prometto di raccontarvi prossimamente i chiodi del sigillo della sua bara in un futuro prossimo.
Spero di non avervi annoiato.
Mi dispiace per chi vuole strumentalizzare la causa palestinese, talvolta comunista, talvolta fascista.
Ma come dice il mio Compagno Alessandro Leoni è questione di Dignità Umana.
Ouday Ramadan
Lega, alleanza con Netanyahu. E Salvini prepara il viaggio in Usa. di Alberto Maggi
"Nonostante le posizioni personali dobbiamo supportare Netanyahu e il
suo governo perché è stato eletto democraticamente", ha affermato il
presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni,
intervistato dalla tv israeliana i24 News. "Netanyahu sa cosa fare e
sono sicuro che vuole la pace in Medio Oriente, che significa pace nel
Mediterraneo. Anche per questa ragione, ho incontrato il premio Nobel
per la pace Shimon Peres". Dietro le parole del Governatore si cela
nuova strategia del Carroccio. Con la guida di Matteo Salvini c'è stato
prima l'accordo strategico con Marine Le Pen e ora una sorta di unità di
vedute con la destra israeliana. Il tutto nell'ottica delle sempre più
aspre critiche del leader leghista a Barack Obama, certo non amico di
Netanyahu, con l'ipotesi di un viaggio ufficiale dello stesso Salvini a
Washington per incontrare i big repubblicani. Insomma, le parole di
Maroni confermano una svolta del Carroccio anche a livello
internazionale. Alleati di Putin, del Front National e della destra
israeliana e americana.Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74) per Affaritaliani.it
FONTE: http://www.affaritaliani.it/politica/maroni-lega-israele-360693.html?refresh_ce
domenica 29 marzo 2015
Clint Eastwood: "Era meglio tenersi Hussein e Gheddafi"
Forse era meglio tenersi Saddam Hussein e Muammar Gheddafi. Ad affermarlo è il regista americano Clint Eastwood, regista del discusso film "American sniper" sulla vita di un cecchino americano in Iraq. "Continuiamo a cercare di insegnare la democrazia alle altre culture, ma in alcuni casi serve un dittatore perchè le cose funzionino", afferma Eastwood in una intervista al magazine tedesco Focus.
"Abbiamo cacciato Saddam Hussein e lo abbiamo eliminato, tutto questa suona molto bene, ma alla fine la situazione va male lo stesso se non peggio", ha continuato il regista e attore, vicino al partito repubblicano. Un simile ragionamento può applicarsi secondo Eastwood anche alla Libia: "pensavamo di portare la salvezza, ma il paese sta forse meglio? Regnano il caos e la guerra, le milizie dello Stato Islamico estendono il terrore. Gheddafi era un tiranno, questo è vero. Ma sotto il suo regime la gente viveva in pace".
Articolo pubblicato il: 20/02/2015 da Adnkronos
http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2015/02/20/libia-clint-eastwood-era-meglio-tenersi-saddam-gheddafi_WxVU7OPbXXTs5JKCN9FLlM.html?refresh_ce
venerdì 27 marzo 2015
Un solo Stato musulmano, ebraico e cristiano, libero dal sionismo. di Abu Obaida Shakir
Parte dell'intervista ad Abu Obaida Shakir, portavoce e dirigente della Jihad Islamica in Libano
D. Perché la Resistenza? R. Perché i processi di pace, in tutte le loro forme, non sono stati capaci di porre fine all'occupazione sionista, alla sua espansione e all'aggressione contro la nostra gente. Negoziati e trattative non hanno cambiato il fatto che il nostro popolo soffre sotto occupazione. Siamo gente che ama la vita, ma siamo anche attaccati alla nostra terra e siamo quindi pronti a morire per la vita, la dignità la libertà. Il martirio è un mezzo per tenere in vita il nostro popolo, è la dimostrazione che siamo pronti a morire per una giusta causa. Non lottiamo perché amiamo la guerra, ma per riconquistare i nostri diritti e per obbligare i sionisti a lasciare la Palestina. Pace per noi significa smantellare il progetto sionista imperniato sulla creazione di uno stato in terra altrui e sul rientro dei coloni nei paesi da cui sono venuti. Questo significa che la Palestina ritorni al suo popolo legittimo. Ottenuto questo, siamo pronti a vivere insieme con i nostri fratelli cristiani ed ebrei in uno stato liberato dal sionismo. Non lottiamo contro gli ebrei perché sono ebrei, ma perché sono aggressori e occupanti di una terra che non è loro e causa dell'espulsione del popolo palestinese. Sottolineo questo punto così che nessuno equivochi le cose. La comunità internazionale sfortunatamente non appoggia noi, ma l'occupante sionista. Questa è la conseguenza del predominio sionista e americano nelle istituzioni della comunità internazionale. La pace può esserci solo se basata sulla giustizia, il che significa dare ad ognuno i propri diritti; fino a quando i Palestinesi soffriranno l'occupazione e l'espulsione, la bilancia della giustizia è rotta. Noi consideriamo il nemico sionista, e il regime americano che lo sostiene, il vero pericolo per la pace in questa regione e nel mondo intero. Gli americani pretendono di essere i campioni dei diritti umani, mentre aggrediscono l'essere umano, e in nome della democrazia strangolano la democrazia".
Fonte: http://www.antimperialista.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1164:luno-stato-comune-per-musulmani-cristiani-ed-ebreir&catid=5:terra-di-palestina-cat&Itemid=13
IMMIGRAZIONE: sei di Destra o di Sinistra?
Rispondo ad un articolo scritto da Fabrizio Marchi sul giornale on line "l'Interferenza":
http://www.linterferenza.info/editoriali/la-nuova-destra/
in cui si fa riferimento ad un commento che una signora (Lucia, nome fittizio) avrebbe lasciato in un post riguardante il tema dell'immigrazione..il commento in questione era questo:
“Infatti non sono nazionalsocialista. Loro partivano sempre dalla razza. Io me ne frego della razza. Semplicemente non voglio qui barconi di africani senza arte ne” parte, che dobbiamo mantenere e che diventano arroganti e pretendono. A te piacciono? Ti senti arricchito? Ti senti buono? Be’ io no”.
Fabrizio Marchi scrive sulla signora.."
[Ecco, da
molto tempo ci si interroga se abbia ancora un senso parlare di Destra e
di Sinistra. La signora Lucia (che non è certo la sola a pensarla in
quel modo) è la dimostrazione vivente e concreta che le categorie di
Destra e di Sinistra, al di là della loro attuale declinazione
storico-politica per lo meno dagli ultimi trent’anni in poi (due
varianti dello stesso sistema che fingono di litigare nei talk show),
sono di fatto tuttora attualissime. Chi sostiene che debbano essere
concettualmente superate è in grave errore e nella gran parte dei casi
in malafede, perché quello che quei signori (nella loro grande
maggioranza, anche se non tutti…) vorrebbe in realtà superare è il
concetto di Sinistra, non quello di Destra.
Come
definire infatti una persona che ragiona come la “nostra” Lucia?
Certamente non una persona idealmente e concettualmente di Sinistra,
questo è poco ma sicuro.
La signora
Lucia è una persona di Destra, senza se e senza ma. Di più. Il suo modo
di concepire le cose è tipico di quella cosiddetta “nuova Destra” (che
oggi va molto di moda) che di nuovo, a mio avviso, ha ben poco, ma di
Destra mantiene invece molto].
A mio parare, la
signora "Lucia" è soltanto una donna ignorante, una vittima impaurita
del nostro Sistema, che l'ha portata ad esprimersi nei confronti di
quelle altrettanto vittime in maniera incivile, probabilmente spinta
anche da una rabbia repressa nei confronti
di questa forte crisi che ha colpito volutamente il nostro Paese. E
subito pronti ad additarla come nazionalsocialista, razzista, fascista o
appartenente alla nuova destra. Questo collocare a tutti i costi un
individuo alla destra o alla sinistra sta diventando deleterio. Il
problema degli "immigrati" deve essere affrontato purtroppo, nel bene o
nel male. Siamo arrivati al punto che non possiamo nemmeno definirli
immigrati, è un termine dispregiativo. Sta di fatto, però, che i barconi
continuano ad attraversare il Mediterraneo, il numero dei morti
annegati cresce in maniera esponenziale...il territorio italiano non è
vasto, se ogni settimana continuano a sbarcare 200/300 PERSONE di altri
paesi dove e come vivranno, o meglio sopravviveranno?! Tutti gli Stati
limitrofi hanno chiuso le frontiere, noi invece, per dimostrare al mondo
intero che non siamo un Paese razzista, li accogliamo. Il nostro
governo ha portato l'Italia in una situazione di grave deficit
economico-finanziario, come può pensare di gestire questa tragica
situazione? Ricordo un'intervista ad Alessandro Di Battista, deputato
del m5s, di poco tempo fa, al quale era stato chiesto cosa ne pensasse
dei "clandestini", la sua risposta fu "«Dovunque vado le persone mi
fermano e mi dicono: ‘Guarda, io non sono razzista, ma sono
troppi”...“Io non capisco cosa c’è di razzista nel dire: ‘Oggi i
clandestini sono troppi’. Cosa c’è di razzista?”.,e su tutti i
giornali.."Dichiarazioni shock di Di Battista".."Di Battista fascista,
come Grillo e tutto il m5s"..! Insomma, la signora Lucia è fascista e
nazionalsocialista, Di Battista è fascista, per non parlare dei
cittadini di Lampedusa..tutti fascisti! Va bene. Il problema si è
risolto?Silvia Franceschini
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